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"In nome della legge"
Appello di Libertà e Giustizia

La reazione del presidente del Consiglio alla condanna di Cesare Previti costituisce la negazione della verità e un'offesa alla democrazia.
1. È grottesco presentare Previti come vittima di una persecuzione. Egli è stato giudicato e condannato in prima istanza per gravi episodi di corruzione avvenuti prima del suo ingresso in politica. Ha goduto di tutte le possibili garanzie in un processo che a causa della sua tattica dilatoria si è protratto per ben cinque anni, due di udienza preliminare e tre di dibattimento. Egli si è difeso con armi di cui nessun imputato aveva mai potuto giovarsi nella storia della Repubblica: una maggioranza parlamentare pronta ad approvare leggi su misura per lui; un sistema dell’informazione in larga parte controllato dalla sua fazione, con la Rai costretta a fargli da megafono.
2. È ingiustificato attribuire la condanna di Previti a manovre di giudici politicizzati. Il collegio presieduto da Paolo Carfì è sempre stato al di sopra di ogni sospetto di parzialità, al punto che si ignora perfino se i suoi membri appartengano a una corrente in seno all’Anm e se sì a quale. Se qualcuno ha tentato di politicizzare il processo è stato soltanto Previti, che ha sistematicamente invocato le sue prerogative di deputato per ostacolare il corso della giustizia.
3. È irresponsabile accusare di inesistenti scorrettezze il tribunale di Milano, in continuità con gli attacchi sferrati nei mesi scorsi addirittura contro la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale. È un insulto all’intelligenza degli italiani, in particolare, affermare che settori golpisti della magistratura intenderebbero oggi come ieri rovesciare i governi legittimi. È vero il contrario: spezzoni del ceto politico hanno usato e usano il loro potere per sottrarsi al giudizio dei tribunali. E la sostanziale ammissione di tale colpa proviene dallo stesso Silvio Berlusconi, con i continui richiami all’ineluttabilità di elezioni anticipate nel caso di una sua condanna.
4. È riprovevole invocare una riforma della giustizia nella quale è chiaro soltanto l’intento punitivo contro chi la giustizia amministra. È pericoloso e antidemocratico progettare forme di immunità inusitatamente ampie, in spregio al principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Il nostro paese sta vivendo un momento cruciale. È in atto uno smantellamento dello stato di diritto per mano di alcuni dei suoi reggitori.
Facciamo appello a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni perché non si rendano complici di una privata consorteria: a uomini e donne della maggioranza perché non si pieghino a nuovi diktat del premier e dei suoi avvocati, a uomini e donne dell’opposizione perché siano irremovibilmente fermi nella difesa dei valori essenziali.
Facciamo appello a tutti gli italiani perché da ora in avanti l’esercizio della sovranità popolare porti alla scelta di rappresentanti degni, capaci di perseguire il bene comune e non il loro individuale tornaconto.