Marano, Italia...dove la giustizia muore

 

di Vincenzo Pezzella

Giudice del Tribunale di Napoli Sezione distaccata di   Marano

 

 

 

 

 

A Marano da lunedì 9 e sino a giovedì 12 novembre compreso tutti i processi senza detenuti e le cause civili saranno rinviati.

Gli avvocati hanno, infatti, giustamente deciso di astenersi dalle udienze e, dopo un'affollata assemblea svoltasi il 15 ottobre al cospetto anche di giudici, rappresentanti del personale amministrativo e delle amministrazioni locali, hanno convenuto all'unanimità che non si potesse più andare avanti di fronte alla concreta impossibilità di garantire giustizia ai propri assistiti.

Ma cosa accade perché chi scrive, che in quella sede amministra giustizia penale con una toga addosso, stavolta si spinge a dire senza esitazioni che gli avvocati hanno tutte le ragioni di questo mondo di dire basta e di incrociare le braccia ?

I giudici ci sono, e anche in misura sufficiente. E lavorano -come riconoscono gli stessi avvocati- anche ad un ritmo forsennato ed in condizioni di assoluto disagio. Ma per tutta la sezione distaccata c'é meno personale amministrativo in servizio che in una delle dodici sezioni penali del Tribunale di Napoli. Al settore civile c'é un solo cancelliere. Al penale ce ne sono tre, di cui i due più esperti andranno in pensione uno tra un mese e l'altro tra sei. Basta un banale malanno di stagione e interi uffici si fermano. Il giudice coordinatore, in trincea qui da quasi dieci anni, non sa più a che santo votarsi. Da Napoli, nonostante i continui SOS, non arrivano rinforzi. A lavorare a Marano non vogliono venire di propria iniziativa nemmeno i cancellieri che abitano in zona perché la sproporzione di carico di lavoro rispetto alla sede centrale é evidente. E nessuno ha il coraggio di trasferirne qualcuno d'ufficio.

Intanto interi servizi, quali la trasmissione ai giudici del gravame dei processi con imputati a piede libero decisi e appellati e la sottoposizione delle istanze di liquidazione di avvocati d'ufficio e custodi ai giudici sono fermi da svariati mesi.

A Marano, insomma -come denunciano i giudici e il personale amministrativo ormai da anni- la giustizia sta morendo.

E quanto ciò sia drammatico emergerà forse evidente ricordando alcuni aspetti peculiari di questo ufficio giudiziario di frontiera.  

A Marano c'é una delle 8 sezioni distaccate del Tribunale di Napoli.

La competenza di tale sezione si estende a comprendere un territorio dove abitano oltre 300mila abitanti. No, non é un refuso. C'é scritto proprio TRECENTOMILA abitanti, per la precisione 312.446, molti di più di quelli che rientrano nella circoscrizione giudiziaria di molti tribunali del centro-nord.

Oltre a Marano (dove vivono 59.215 abitanti, ben più dei 56.000 di Avellino, che é capoluogo di Provincia ed ha un suo tribunale e delle sue sezioni distaccate), la competenza abbraccia Giugliano (che con i suoi 113.595 abitanti é la terza città della Campania per abitanti dopo Napoli e Salerno), Melito (37.751 abitanti), Mugnano (34.360 abitanti), Villaricca (29.897 abitanti), Qualiano (25.041 abitanti) e Calvizzano (12.587 abitanti).     

La zona, chi non é di queste parti, ha imparato a conoscerla dai telegiornali.

Qui a Marano, città dove per molti anni ha imperato la camorra del potente clan Nuvoletta, l'unico ad avere legami stabili con Cosa Nostra, fino a non molti mesi fa c'era una sorta di guerra civile latente a causa dell'apertura della discarica dei rifiuti di Chiaiano, al confine comunale.

Giugliano é la città -come hanno potuto apprendere gli italiani dalle telecamere della RAI solo qualche sera fa- sul cui litorale sono stati realizzati, tra Licola, Varcaturo e Lago Patria, oltre trentamila vani senza licenza, secondo l’ultima inchiesta avviata dalla Procura di Napoli, poi passata a Roma, denominata «PuffVillage», per la quale sono indagate 38 persone tra ex sindaci, consulenti e tecnici comunali.

L'accusa é di avere realizzato abusivamente su un’area archeologica del complesso immobiliare «L’Obelisco», sui resti della via Domitiana, una delle vie consolari dell'antica Roma, 96 abitazioni e addirittura un albergo a tre stelle.

Il processo che ci sarà - uno dei tanti negli ultimi anni- vedrà ancora una volta ipotizzato il reato di lottizzazione abusiva.   

Che la zona più di una sezione distaccata meritasse la presenza di un suo Tribunale e di una sua Procura della Repubblica, invero, l'aveva capito anche il Parlamento, se é vero che con una legge, (il Dlg. 3.12.1999 n. 491), fu istituito il Tribunale di Giugliano.  Ma quella é un'altra storia, ai più nota. Di quel Tribunale non é mai stata edificata neanche una pietra ed é rimasto solo sulla carta. Addirittura furono nominati un Presidente ed un Procuratore della Repubblica, salvo ad essere poi revocati perché nel 2002 il C.S.M. si rese conto che non c'era niente da dirigere.

Così, ad amministrare giustizia in un comprensorio ad alta densità criminale, a due passi da Scampia, dove c'é uno dei supermarket di droga più affollati d'Europa e dove c'é un'illegalità diffusa che si può toccare con mano, é rimasta la sezione distaccata di Marano, erede di quella che fu la locale Pretura.

Per molti anni si é andati avanti nella fatiscente struttura di via Lazio.  Senonché con il trascorrere del tempo, come in tante realtà, l'amministrazione locale - che a ciò é tenuta per legge- si é totalmente disinteressata della più comune (e ordinaria) manutenzione dell'edificio giudiziario. Bastava farsi un giro per i corridoi tra pile di fascicoli poggiati per terra per mancanza di armadi, guardare le lesioni alle pareti che diventavano sempre più spesse, rimanere sbigottiti di fronte allo stato dei servizi igienici o ammirare il fumé dei vetri che tale non era, ma era polvere, per capire che si era vicini al collasso.

Lo scorso anno una visita degli ispettori sanitari constatò che ben poco rispondeva ai requisiti di sicurezza che dovrebbero sussistere perché in un determinato edificio ci fosse della gente che lavora e transitassero quotidianamente migliaia di utenti.  Nello scorso novembre, la Asl, più volte sollecitata, era dovuta intervenire per disinfestare l'edificio dalle zecche, che in un tale ambiente e, grazie alla presenza di cani randagi che giravano indisturbati nel cortile, che da mesi se non da anni nessuno più puliva, avevano trovato, evidentemente, il loro habitat ideale per proliferare.  E giudici e cancellieri, da allora, prima ancora che si diffondessero rischi di pandemia, hanno dovuto aggiungere in borsa, al loro abituale strumentario di codici e pandette, guanti di lattice e fazzolettini disinfettanti. Oltre che rotoli di carta igienica e saponette, che ormai ci si portava da casa già da un bel pezzo

Ma nessuno aveva fatto niente.

Poi, il 12 marzo 2009 a mandare tutti fuori ci avevano pensato  i vigili del fuoco, che avevano riscontrato  "il marcato imbarcamento dei solai estesi all'intera struttura", "lesioni alle strutture portanti in verticale", "sconnessione della pavimentazione più accentuate nei locali prospicienti i due cortili interni nonché area sovrastante il locale seminterrato adibito ad archivio", "infiltrazioni acqua localizzate at intero plesso"  ed avevano concluso perché  "a tutela della pubblica e privata incolumità"  venisse inibita "a scopo cautelativo, la praticabilità dell'intera struttura estesa anche alle aree esterne", per l'effettuazione di un "monitoraggio dell'intero complesso" nonché di "indagini di natura tecnica atte a stabilire la cause del fenomeno" , con la necessità dei  "conseguenti ed urgenti lavori di ripristino sotto direzione di un tecnico qualificato per il ripristino delle condizioni di sicurezza" (Fono 1163 del 12.3.2009 del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli)

In altre parole, il Tribunale ci stava cadendo in testa. E da qualche parte, tra tecnici e amministratori locali si sussurrò a mezza voce: "é perché ci sono troppe carte... i solai non reggono".

Se non ci fosse stato da ridere ci sarebbe stato da piangere. Ma grazie all'impegno di tutti le udienze civili furono sospese solo per qualche giorno e quelle penali proseguirono senza soluzione di continuità in una sede di fortuna, in un locale messo a disposizione nell'androne del palazzo comunale. Poi fu deciso il trasferimento (si era detto provvisorio, ma siamo tutti ancora là) in una piccola palazzina comunale nella vicina via Salvatore Nuvoletta.

Una soluzione decorosa, visto che si tratta di un immobile di recente costruzione. Ma si tratta di locali che non erano stata pensati e progettati per ospitare un ufficio giudiziario in cui si svolgono 3-4 udienze contemporaneamente ogni giorno, con un afflusso di alcune centinaia di persone tra utenti e addetti ai lavori. Non c'é, infatti, alcuna uscita di sicurezza e come via di fuga c'é una sola scala, peraltro stretta,per cui  é facilmente immaginabile cosa potrebbe accadere nel caso di un fuggi fuggi generale per un incendio o per una scossa di terremoto.

La Giunta Distrettuale dell'Associazione Nazionale Magistrati é stata qui a Marano a tenere una riunione straordinaria l'11 maggio scorso. Giornali e telegiornali hanno mostrato le immagini dei locali in cui lavoriamo e nei quali - é davvero un paradosso - irroghiamo, tra l'altro, sanzioni penali, a datori di lavoro che non rispettino le prescrizioni di legge in materia di igiene e sicurezza del lavoro.

Il nostro datore di lavoro é da tempo pienamente informato delle condizioni in cui lavoriamo. Chi di noi ha fede ogni mattina, prima di entrare in ufficio, si fa il segno della croce. Chi non ne ha accarezza il suo cornetto portafortuna e spera che possa ancora una volta andare tutto bene.

Eppure, oggi, non é sulla logistica che si accendono i riflettori da Marano.

C'é qualcosa, come si diceva all'inizio, che va ancora peggio. Ed é la dotazione degli organici del personale amministrativo.

Gli avvocati incrociano giustamente le braccia perché a Marano la giustizia sta morendo, giorno dopo giorno.  E la loro astensione merita rispetto perché la paralisi della giustizia finisce per tradursi, per molti studi legali, in un problema di sopravvivenza.  E il Foro locale ha già pagato un triste tributo di sangue laddove - ma molti l'hanno già dimenticato- il 14 marzo 2008, all'interno del Tribunale di Marano, un avvocato si é impiccato.

A Marano la giustizia muore perché da anni, ormai, i giudici penali lavorano a vuoto perché, anche se riescono, con abnegazione e sacrificio, a sfornare un numero di sentenze annue che li pone ai vertici delle statistiche in fatto di efficienza, sanno bene che quel lavoro é del tutto inutile.

Quelle sentenze, infatti, per lo più saranno appellate, anche senza motivo. E ci sarà la sicura impugnazione perché i difensori ben sanno che, a causa della carenza di personale di cancelleria, come é stato più volte inutilmente segnalato anche dai magistrati, ci vorranno anni perché i fascicoli possano essere trasmessi alla Corte d'Appello di Napoli e alla Corte di Cassazione. E nel frattempo tutti i reati saranno prescritti.

Allo stato ci sono diverse centinaia di fascicoli che giacciono da diversi mesi senza che possano essere trasmessi ai giudici del gravame perché non c'é personale amministrativo sufficiente.

Si respira ormai una diffusa sensazione d'impunità in una zona in cui ci sarebbe bisogno di tutt'altro.

Le istanze di liquidazione dei difensori e dei custodi non vengono dal marzo 2008 neanche trasmesse ai giudici perché il personale non ha il tempo per cercare i fascicoli.

E nel settore civile, se si può, la situazione é anche peggiore.  Per mesi e mesi le sentenze civili non sono state pubblicate per la mancanza del personale addetto, tanto che, prima che intervenisse lo stop per l'inagibilità della vecchia struttura, da Napoli era partito l'ordine, alla faccia del processo telematico, di ripristinare i registri cartacei. Poi, si é deciso di farle pubblicare a Napoli, dove vengono periodicamente spedite e da dove ritornano, in un caotico andirivieni di fascicoli,  una volta effettuati gli adempimenti.

I numeri delle pendenze sono talmente allucinanti che non vale neanche la pena di citarli.

Fa sorridere che qualcuno parli di carico di lavoro esigibile. Venga qui a prendere un caffè, gli mostreremo quali sono i carichi quotidiani di questi giudici fannulloni. I tre giudici penali avevano sui loro ruoli al 30 ottobre 2009, nonostante emettano non meno di 300-400 sentenze l'anno e celebrino tre udienze settimanali, 3323 processi.

Il personale amministrativo di Marano, come quello di altre sezioni distaccate, sbriga una quantità di lavoro almeno dieci volte superiore a quella dell'omologo personale di molti uffici della sede centrale.

Assistono il giudice in udienza cancellieri con un'anzianità e con un grado che li vede, altrove, e nella stessa sede centrale del Tribunale, dirigere uffici o gruppi di uffici.

Si va avanti per l'abnegazione di pochi operatori  che si portano dietro il lavoro anche a casa, ma, ciò nonostante, si riesce a fronteggiare solo l'emergenza del quotidiano, e cioè la celebrazione dell'udienza o poco più.

Il personale va in pensione o in lunghi (e dovuti) congedi, qualcuno nel frattempo é anche morto, e puntualmente non viene sostituito, nonostante le sollecitazioni continue del magistrato coordinatore che davvero di più non potrebbe fare.

La sicurezza poi é assolutamente inesistente. Per non parlare degli standard di pulizia dell'edificio.

Dal 15 settembre, pressato dal parere del Consiglio Giudiziario che in sede di valutazione del progetto tabellare dell'ufficio, aveva sottolineato lo stato di profondo disagio in cui versano le sezioni distaccate, il Presidente del Tribunale di Napoli ha destinato alla sezione un quinto giudice civile, che va ad affiancarsi ai quattro già al lavoro nel medesimo settore e ai tre del penale.

Ma non servirà a nulla se nel frattempo il personale rimane quello che é.

I processi e le cause li decidono i magistrati, ma poi camminano sulle gambe dei cancellieri.

Qualcuno faccia qualcosa. L'ANM si muova ancora una volta.  Questa, ancorché non finisca in prima pagina, é la prima risposta di giustizia con cui viene a contatto il cittadino. E qui a Marano stiamo per dichiarare bancarotta.