PROCESSO BREVE e PROCESSO YOGURT

di

Gianni Caria

 

Ecco il processo breve! L’Europa ci chiama e noi rispondiamo: basta con processi che durano secoli, ora anche da noi si farà in fretta. Una giustizia rapida è una giustizia giusta.

Detta così, siamo tutti d’accordo: i processi civili e penali nel sistema italiano durano troppo. L’Europa ci sanziona in continuazione per i tanti ritardi.

Qual è allora il rimedio che si propone? Il processo breve. Su questo argomento non troverete nulla nella Riforma Epocale della Giustizia: per il processo breve un’approvazione breve, direttamente per legge ordinaria, senza toccare la Costituzione. Qualche parapiglia in Parlamento, urla nella piazza di Montecitorio, e poi si parte.

Ma cos’è questo processo breve e, soprattutto, come funziona? In due modi: fissando per legge la durata e accorciando i termini della prescrizione. Si dice cioè: il processo deve finire entro un certo termine (altrimenti subito giudizio disciplinare per i magistrati, perché si sa che la colpa è solo la loro) e comunque dopo poco tempo il reato è estinto, cancellato dalla prescrizione.

 

È lecito pensare: ma se hanno fissato un termine per finire i processi, avranno anche fatto uno studio approfondito per capire come mai durano così a lungo; di conseguenza, avranno inserito delle norme che tolgono le lungaggini inutili.

 

Niente di tutto questo: nelle riforme che si susseguono non si cambia di una virgola la procedura, quella c’è e quella vi tenete. Dovete solo fare più in fretta.

 

Sarebbe come dire: d’ora in poi l’autobus che fa la linea Sassari-Cagliari deve metterci due ore. Ma si obbietta: come fa a fare il tragitto più velocemente se l’autobus è vecchio, ci sono i limiti di velocità e la strada è piena di cantieri? Non importa: deve fare la strada in due ore. E se non ce la fa? Se non ce la fa l’autobus alla scadenza delle due ore si ferma e l’autista dice che la corsa finisce lì. I passeggeri scendono e si trovano più o meno fra Sardara e Sanluri; certo, potranno scegliere se visitare le terme o comprare il pane tipico, ma a Cagliari con quell’autobus non ci arriveranno più, fine della corsa. E se vorranno tutelare i propri diritti cercheranno altre strade, altre scorciatoie, anche non lecite. E l’autista? Sotto procedimento disciplinare.

 

Altro esempio: il primario del reparto infettivi ha l’obbligo di riuscire a curare un malato entro due mesi. Non ci riesce, perché i virus sono resistenti, perché il malato non reagisce, perché la ASL non ha i soldi per comprare l’ultimo farmaco sperimentato in America. Alla scadenza dei due mesi si chiude: gli infermieri scaraventano il malato fuori dal letto, lo piazzano su una barella e lo scaricano a casa, guarito o non guarito. Non è mica un problema dello Stato: i tempi sono stati rispettati. E il primario? Sotto procedimento disciplinare.

 

Ecco il processo breve, ma forse sarebbe il caso di chiamarlo processo yogurt, dopo un po’ scade e non si può andare avanti.

 

Eppure, quanto si potrebbe fare. Qualunque magistrato o avvocato saprebbe, con un mesetto di lavoro, dare dei suggerimenti concreti per accorciare della metà i tempi dei processi civili o penali. Tutto ciò potrebbe avvenire senza nemmeno sfiorare i diritti di difesa: basterebbe mettere mano alle notifiche per velocizzare il tutto (e già così il famoso autobus si fermerebbe almeno alla periferia di Cagliari). Basterebbe poi depenalizzare qua e là, sfrondare di vari appesantimenti i nostri processi. Per ultimo basterebbe investire nella giustizia, che non significa dare più soldi ai magistrati (figuriamoci, non tutti sanno che di recente hanno decurtato gli stipendi dei magistrati, unica categoria colpita) ma eliminare le montagne di carta che ogni processo produce e trasformarle in documenti digitali oppure assumere più personale amministrativo. Tutto più efficiente, tutto più veloce. E l’autobus arriverebbe sul lungomare di Cagliari ben prima delle due ore.

Ma a nessun magistrato o avvocato di buona volontà viene chiesto di dare una mano per trovare delle soluzioni: il processo rimane com’è e quindi sarà breve, rapido.

 

Per molti imputati sarà soprattutto indolore, come nella pubblicità della siringa che non fa male: già fatto? Sì, già fatto: l’imputato non ha sentito niente, solo un lieve bruciore. Potrà tornare a casa soddisfatto sapendo che, se per caso gli dovesse capitare di commettere qualche altro reato, molto probabilmente la situazione sarebbe la stessa: già fatto? E le strade sarebbero piene di ex imputati di vari reati, dalla violenza sessuale al furto con scasso, dalla corruzione alla bancarotta fraudolenta, che camminano contenti, con solo un lieve bruciore.

 

Gianni Caria

Magistrato

(pubblicato su La Nuova Sardegna, il 14.4.2011)