Movimento per la Giustizia
Inaugurazione anno giudiziario 2004 : il dovere della memoria

Già da due anni, nel 1940, erano stati aboliti i discorsi inaugurali dei Procuratori Generali e l'apertura dell'anno giudiziario non avveniva più nelle aule di udienza ma a Palazzo Venezia, nelle sale attigue allo studio del Duce. L'abbandono dei luoghi istituzionali, la confusione tra sedi pubbliche, private e sedi di partito, la distruzione dei poteri indipendenti e di controllo, da tempo ormai non turbava più se non poche, tenaci, persone.
Da Cronaca della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario del 1940 (in "Annali di Diritto e Procedura Penale", 1940, Storia d'Italia, ed. Einaudi):
"…Nel vasto salone, presso la cui parete di fondo prestavano servizio d'onore i Moschettieri del Duce, si erano schierati in quadrato aperto su di un lato duecentocinquanta alti magistrati, tutti in uniforme del PNF. La Corte Suprema era al completo col suo Primo Presidente, il Procuratore Generale, i presidenti di sezione, gli avvocati generali e i sostituti. Erano anche presenti tutti i primi presidenti ed i procuratori generali delle corti d'appello del Regno, alti funzionari del Ministero di Grazia e Giustizia ed altri alti magistrati. Appena apertasi la porta che immette nella Sala del Mappamondo, la figura del Duce - che era seguito dal ministro Grandi - vi si è inquadrata e la devozione e l'entusiasmo hanno avuto il sopravvento sul fermo costume d'imperturbabilità dei magistrati, i quali hanno prorotto in una invocazione altissima.…Il Ministro lesse il seguente indirizzo:"… la Magistratura fascista vuole dichiararVi, Duce, che essa si sente consapevole della missione che Voi le avete affidata di custode severa delle leggi della Rivoluzione, e di questa missione essa sente tutti i doveri e la responsabilità … Il magistrato attua il comando del legislatore …". Dopo la relazione del Ministro interviene il Duce, che così espone la sua concezione sulla posizione istituzionale della magistratura: "Nella mia concezione non esiste una divisione di poteri nell'ambito dello Stato … il potere è unitario: non c'è più divisione, c'è divisione di funzioni" Terminato il discorso del Duce, …la manifestazione continuò con intensità viva, appassionatamente vibrante di fierezza e riconoscenza … i magistrati continuarono ad acclamarlo e ad invocarlo. E, quando il Duce si ritirò e la porta si chiuse dietro le sue spalle poderose, sentì l'inno della Rivoluzione trionfante propendere dai petti dei convenuti, i quali con questo canto lasciarono la Sala delle Battaglie".
Nella Relazione del 1984 della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Loggia massonica P2, nella parte relativa ai Rapporti con la magistratura, si leggono i passaggi qualificanti del "Piano di rinascita democratica" di Licio Gelli :
"…rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di eversione", l' "urgente modifica dell'accesso in carriera della magistratura con esami psico-attitudinali preliminari"; "la responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull'operato del P.M".; la "riforma costituzionale del CSM"; la "separazione delle carriere requirente e giudicante e un esperimento di elezione di magistrati", "criteri di selezione per merito delle promozione dei magistrati".
"Ciascuno di noi, anche semplice cittadino, è garante della Costituzione…si deve lottare per il vero ed il giusto anche se si ha la certezza di perdere":
queste parole, pronunciate dal Presidente Scalfaro durante la "giornata della Giustizia" organizzata a Roma dall'ANM (22.11.03), costituiscono per la magistratura italiana un monito ed una precisa indicazione etica.
Il Movimento per la Giustizia, nella giornata di inaugurazione dell'Anno giudiziario 2004, invita magistrati e cittadini ad una mobilitazione permanente in difesa dei principi costituzionali di legalità, della separazione dei poteri, della autonomia della magistratura e della eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Li invita a non perdere memoria, in difesa della democrazia.
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