DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA-ART.3

"... La partecipazione è invece indispensabile per chi vive il fatto associativo come momento di condivisione del ‘senso sociale’ della giurisdizione ed è chiamato ad un ruolo attivo nell’elaborazione collettiva.

La partecipazione è la prima vera risposta possibile alle degenerazioni del correntismo ..."

 

 

Assemblea annuale del Movimento per la giustizia–art.3
Documento finale
Roma, 19-20 gennaio 2013
 
    1.  Il Movimento per la giustizia-art.3 rilancia con convinzione l’impegno nel percorso di Area.
Il mondo dell’associazionismo giudiziario appare sempre più chiuso in una dinamica tutta interna a piccole formazioni delineate, nei loro confini reciproci, in un contesto non più attuale, poco permeabili dal basso e poco disponibili, per forza d’inerzia, a rivisitare la propria soggettività.
Non è questo il sistema pluralistico che serve a garantire all’interno dell’ANM e nelle istituzioni dell’autogoverno il confronto tra opzioni culturali diverse ed organizzate.
Non è questo il sistema in grado di offrire ai magistrati serie opportunità di partecipazione ed impegno per la difesa e la crescita dei valori in cui ci riconosciamo.
Al contrario, in questo contesto dilagano, soprattutto tra le nuove generazioni, il modello della mera rappresentanza di interessi e il qualunquismo distruttivo. Mentre resistono momenti di gestione semplicemente clientelare del consenso.
Sono fenomeni che non soffrono crisi di partecipazione, perché di partecipazione -quella vera, attiva, riflessiva e responsabile- non hanno bisogno: è sufficiente, al più, una delega in bianco.
La partecipazione è invece indispensabile per chi vive il fatto associativo come momento di condivisione del ‘senso sociale’ della giurisdizione ed è chiamato ad un ruolo attivo nell’elaborazione collettiva.
La partecipazione è la prima vera risposta possibile alle degenerazioni del correntismo.

2. L’esperienza associativa dei magistrati italiani è perciò di fronte ad una doppia sfida di rinnovamento: l’ammodernamento del sistema di rappresentanza, rimasto agganciato a vecchie formule di schieramento autoreferenziali, e il recupero della partecipazione.
Area è certamente una risposta, dal nostro punto di vista, ad entrambe queste esigenze.
Innanzitutto si tratta di rendere evidente e di favorire, secondo un percorso di aggregazione, il riconoscimento di una parte importante della magistratura italiana in alcuni grandi valori comuni che hanno un peso prevalente rispetto alle diversità di opinioni su alcuni singoli temi.
In secondo luogo si tratta di creare la possibilità di un diverso modo di fare associazione, stimolando la partecipazione più ampia in un contesto di consultazioni dirette e garantendo a chi voglia esprimere il proprio impegno senza un’appartenenza diversa dal patrimonio culturale comune dei luoghi autenticamente aperti  in cui spendersi e misurarsi.
E’ questo, in realtà, l’obiettivo più difficile, ma anche più ambizioso, perché comporta il superamento del modello unico della corrente-partito senza scadere nel falso mito che vorrebbe abbattere ogni forma di rappresentanza organizzata e senza creare un nuovo gruppo che si inserisca semplicemente nella logica del sistema esistente.
Per questo Area deve essere caratterizzata da un metodo che deve essere consolidato e generalizzato: quello delle consultazioni primarie aperte a chi si riconosce in uno stesso chiaro contesto di valori; quello del confronto pubblico e trasparente degli eletti nell’autogoverno con i rappresentati nelle assemblee sui singoli temi.
Un modello “aperto”, che non affida la gestione della sintesi e delle decisioni in modo verticale agli apparati (vecchi o nuovi), ma neppure ai circuiti personalistici.
Un modello che serve a garantire una migliore verifica della coerenza dei comportamenti con le affermazioni di principio.
Un modello che non consente accordi elettorali con chi non ne condivide i singoli passaggi.

     3.  Nel percorso di Area il Movimento per la giustizia/art.3 si impegna a sostenere in modo chiaro e visibile i propri contenuti secondo due principi generali irrinunciabili.
La scelta chiara in favore di una cultura della professionalità pienamente verificabile nel circuito dell’autogoverno e l’esercizio, convinto e responsabile, dell’aspetto “politico” delle funzioni giudiziarie nell’ambito della collocazione costituzionale.
I temi dell’efficienza del sistema e della professionalità come cardini della legittimazione costituzionale della magistratura  devono rimanere al centro dell’impegno e richiedono, anzi, un nuovo sforzo per un rilancio di idee e di proposte.
Ma non basta solo richiedere risorse per il servizio giustizia: è necessario avere un progetto chiaro su come utilizzarle e come distribuirle secondo criteri di priorità, tenendo conto delle esperienze concrete degli uffici e degli strumenti di innovazione.
Dopo la prima fase di attuazione della riforma ordinamentale, ora è il tempo di fare dei passi in avanti più chiari, forti dell'esperienza pregressa.
Il superamento dell’anzianità senza demerito va difeso e rivendicato.
I criteri di valutazione delle attitudini vanno migliorati, ma all’idea della possibilità di commisurare e comparare il  merito non deve rinunciarsi in alcun modo.
Questo significa rinnovare attenzione al sistema delle valutazioni di professionalità, anche rilanciando con coraggio il tema di una più ampia partecipazione degli avvocati e investendo sulle prassi e sul coordinamento dell’intero circuito dei consigli giudiziari sul territorio nazionale.
Deve intervenirsi seriamente sul procedimento di conferma dei direttivi e semidirettivi, trovando il modo per dare la parola anche ai magistrati dell'Ufficio.
Si tratta di un procedimento che ha un ruolo di fondamentale importanza, perché non serve solo a minimizzare i danni di una scelta iniziale rivelatasi inadeguata, ma soprattutto a garantire un ricambio aperto alla valorizzazione delle specifiche capacità professionali, stimolando chi è munito di motivazioni adeguate e scoraggiando ambizioni ingiustificate.
Perché solo se le scelte iniziali saranno coordinate con effettive valutazioni dei risultati il sistema sarà in grado di premiare dirigenti capaci, emarginare da quel circuito chi ha dato cattiva prova e garantire così stabilmente, a regime, un benefico ricambio.
L’analisi approfondita dei risultati di un dirigente dice molto di più dei titoli formali che rischiano, invece, di divenire il parametro fondamentale della carriera del magistrato.
In generale, va richiesto un impegno nell’autogoverno  per evitare il rischio delle cd  carriere parallele attraverso la sopravvalutazione nel conferimento di incarichi e nelle nomine  dell’attività svolta fuori ruolo o presso uffici non direttamente legati all’esercizio della giurisdizione.
Si  deve affrontare  senza ulteriori rinvii il tema delle cd. nomine a pacchetto del CSM, che si prestano, più di altre occasioni, a scelte condizionate impropriamente dalle appartenenze correntizie.
E’ urgente, dopo il primo periodo di operatività della nuova normativa, una riflessione sulla materia disciplinare.
Deve avviarsi una riflessione approfondita sui contenuti dell’offerta formativa e sul funzionamento della Scuola Superiore della Magistratura.

4.  Sono questi (valutazioni di professionalità, conferma, funzionamento dei consigli giudiziari e del CSM, disciplinare, formazione) i campi in cui serve uno sforzo di attenzione e di rinnovato  rigore a tutti i livelli.
Non è possibile, invece, affrontare le disfunzioni di efficienza e di professionalità del sistema con l’accentuazione del principio gerarchico negli uffici e con l’utilizzo del disciplinare come una leva.
La risposta al neo-corporativismo non può essere quella.
La nostra risposta è, invece, nella crescita diffusa della professionalità attraverso il miglioramento delle verifiche nel circuito dell’autogoverno.
Ed è, soprattutto, nel modello della gestione partecipata degli uffici.

5. Anche la politicità della giurisdizione è un contenuto che il Movimento per la Giustizia-art.3 intende portare nel percorso di Area con la sua declinazione.
La  tendenziale trasformazione dei temi del dibattito della magistratura associata  -dall’incidenza della giurisdizione sull’assetto politico e civile della società, alla riflessione sullo statuto del giudice in senso ordinamentale, lavoristico, sindacale- è un’evoluzione che ci interroga in modo pressante.
C’era bisogno di una rinnovata attenzione ai temi attinenti allo status del magistrato e la qualità delle condizioni in cui si svolge il lavoro giudiziario deve essere un tema di Area a pieno titolo.
Ma è chiaro che uno spostamento troppo accentuato dell’asse di riferimento della riflessione collettiva ha effetti diretti non solo sull’attività, ma anche sul significato stesso dell’esperienza associativa.
Il dibattito associativo, infatti, acquista un senso pieno là dove garantisce il luogo dello scambio delle idee e dell’elaborazione collettiva di valori condivisi e delle priorità che li ordinano anche sui grandi temi dei diritti civili, economici e sociali.
In quest’ottica il magistrato vive il fatto associativo come momento di condivisione del senso complessivo della giurisdizione ed è chiamato ad un ruolo attivo nell’elaborazione collettiva.
Al contrario, orientare l’azione associativa solo verso i temi più strettamente sindacali, e cioè quelli diretti alla tutela del trattamento retributivo e in generale delle condizioni di lavoro, di per sé non richiama necessariamente un coinvolgimento attivo degli associati nella costruzione e nella pratica quotidiana di un ruolo culturale più complesso.
Il dibattito associativo deve perciò recuperare tra le sue caratteristiche anche la capacità di contribuire a  scrivere -in modo non ingessato negli schemi ideologici - l’agenda dei temi del dibattito pubblico.
Il contributo da sempre offerto dal Movimento per la giustizia-art.3, nelle scuole, nella società, sul valore civico della legalità si inserisce coerentemente e a pieno titolo in questo approccio, che non vuole ridurre l’esperienza associativa nella logica della mera rappresentanza di interessi.
        
6. Sul  tema della libertà di manifestazione del pensiero e della partecipazione alla vita pubblica del magistrato il Movimento per la giustizia-art.3  si ritrova in una posizione largamente maggioritaria in Area e che ha avuto di recente un difficile ma efficace momento di verifica.
La difesa dei diritti del cittadino-magistrato e del suo ruolo nella società passa per le chiare affermazioni di principio, valide per tutti, che hanno caratterizzato la posizione dei componenti del CSM nelle note pratiche aperte alla prima commissione e a proposito dell’inserimento nel fascicolo personale del magistrato della delibera che trattava di dichiarazioni rese in occasione di un congresso di partito.
Ma il nostro gruppo, che è da sempre attento ai profili deontologici del rapporto tra magistrati e politica e al dibattito sulle ipotesi di riforma,  non consente che quei valori vengano usati come un improprio scudo per difendere vicende, gesti e percorsi personali che si iscrivono in una diversa traiettoria.
 
7. La crisi del sistema di rappresentanza organizzata della magistratura rilancia anche l’attualità della questione morale.
La perdita di credibilità delle istituzioni dell’autogoverno e la generale delegittimazione del pluralismo culturale rischiano di favorire ancora di più collegamenti non trasparenti, pressioni trasversali e solidarietà di cui non è chiara e leggibile la fonte.
E’ un clima in cui maturano più facilmente inerzie ed errori di sottovalutazione, magari generati dal timore che la propria denuncia pubblica venga letta solo come la recita di un atto del teatrino delle appartenenze correntizie.
Non è così, non può essere così.
Area non può essere timida su questo tema e non può fare sconti a nessuno.

8.  Il Movimento per la giustizia-Art.3 assume quindi l’impegno nel percorso di Area senza riserve, in piena coerenza col significato aperto della proprie ragioni costitutive.
Si tratta di passare da un sistema in cui tutte le decisioni che contano sono solo interne ai singoli gruppi ed ai loro appartenenti ad un sistema dove alle decisioni debbono concorrere, necessariamente e su un piano paritario, come soggetti che decidono e come soggetti che possono essere destinatari di decisioni, anche i non iscritti ad alcun gruppo. A condizione che condividano, però, in modo chiaro, un contesto di impegno nella giurisdizione che si caratterizzi per sensibilità comuni.
Tutto questo non significa ignorare le esigenze di chi non intende rinunziare alla propria identità di gruppo; significa valorizzarle sul piano dei contenuti.
Ma tutto questo, per non rimanere mera enunciazione di principio, deve ormai tradursi in passaggi che segnino in modo evidente la volontà dei gruppi che partecipano ad Area di proseguire nel progetto.
Molto è stato fatto, ma ora è necessario un salto di qualità, pur tenendo conto del grado di maturazione sul territorio e con la prospettiva che Area deve includere e non escludere, riconoscendo tutte le sensibilità.
Ed è urgente farlo, perché è indispensabile fornire subito alle nuove generazioni di magistrati un’opportunità di impegno alternativa all’offerta neocorporativa.
L'esito della  prima assemblea di Area ha segnato un'importante tappa nella costruzione del percorso descritto e impone di andare avanti.
Movimento per la giustizia-art.3 lo farà in ogni caso, consapevole che un rallentamento rischia di incidere sulla credibilità del progetto.
E' dunque pronto, da subito, ai passaggi ulteriori che vanno dalla ulteriore definizione dei contenuti, al contestuale consolidamento di una struttura di Area, al ripristino della funzionalità di una mlist di discussione che possa meglio favorire il dibattito.