Nuova pagina 2

Ieri il massimo, oggi meno, domani il massimo: legittime e condivisibili acrobazie valutative.

Nuova pagina 1


1. Ci sembra opportuno ritornare sulla vicenda relativa al conferimento dell'ultimo dei cinque posti, complessivamente messi a concorso con bando del 18 aprile 2003, di consigliere della Corte di Appello di Roma, in merito alla quale abbiamo già riferito nel nostro ultimo Notiziario. Approfondiremo, quindi, una pratica di ordinaria progressione in carriera in appello, una materia che - secondo le più recenti proposte in tema di riforma dell'ordinamento giudiziario - si intende sottoporre a concorso mediante la redazione di prove scritte rigorosamente anonime per superare (secondo quanto si ricava dalla lettura delle notizie di stampa), "la gestione correntizia della progressione in carriera dei magistrati".
La vicenda si è, purtroppo, conclusa male.
Il plenum ha, infatti, approvato a maggioranza (Unicost MI, Marvulli, Ventura Sarno, Marotta, Schietroma, Di Federico) la proposta in favore della dottoressa Pucci; per il dottor Scaramuzzi hanno, invece, votato i consiglieri di MD, Movimenti e Berlinguer; si sono astenuti Rognoni, Favara e Buccico, il quale ultimo aveva chiesto un rinvio per potere meglio esaminare i fascicoli.
Sia ben chiaro che l'opinione appena espressa (si è conclusa male la vicenda ….) è, giustappunto, una semplice nostra opinione, che riteniamo esprima anche i sentimenti (quantomeno….) del collega Scaramuzzi. 
Non osiamo invero avventurarci oltre - immaginando, ad esempio, che anche altri possano provare questa nostra delusione - preoccupati di incorrere in ulteriori severe censure di collaborazionismo. 
A commento di tale pratica, abbiamo, infatti, letto dal notiziario di Unicost che la proposta di maggioranza in favore della dottoressa Pucci è stata approvata "dopo un dibattito nel corso del quale da parte dei consiglieri di MD e Movimenti sono state lanciate le solite accuse, peraltro già anticipate via e-mail, di presunte violazione di regole, improbabili sperequazioni strumentali e non ben definiti favoritismi."
A noi non sembrava di avere ecceduto e, comunque, chiunque potrà rileggere i nostri notiziari, ovvero ascoltare sul sito di radioradicale il dibattito di plenum per verificare - con serena coscienza - se siano state usate espressioni inaccettabili o lanciate accuse gratuite, ovvero se ci si sia limitati ad esporre fatti (evidenti) e circostanze (eloquenti): probabilmente così evidenti e così eloquenti da ritenersi inaccettabili.
I colleghi di Unicost hanno, poi, aggiunto che "si tratta dunque di una valutazione dalla quale, è ovvio, si può dissentire, che è lecito criticare spiegando e sostenendo le ragioni che militato per una diversa conclusione, ma che certo non legittima l'accusa di violazione delle regole e strumentali favoritismi, oltrepassando i limiti della "dissenting opinion" per sconfinare nella vera e propria offesa nei confronti di chi non la pensa allo stesso modo"; ed hanno anche sostenuto che "è singolare dover rilevare come chi sottoscrive, peraltro doverosamente, proposte di risoluzione a tutela di magistrati oggetto di pesanti ed infamanti accuse da parte di esponenti dell'esecutivo, poi adotti lo stesso stile nei confronti di coloro la cui unica "colpa" è quella di pensarla in maniera diversa."
In buona sostanza, l'avere sottoscritto (doverosamente) proposte di risoluzione a tutela di magistrati oggetto di pesanti ed infamanti accuse da parte di esponenti dell'esecutivo, ci dovrebbe indurre - secondo la più benevola interpretazione di tale assunto - ad una sorta di moderazione narrativa in merito a delibere che riteniamo inaccettabili. 
Roba da non crederci …. per l'appunto.
Il Cons. Stabile ha, poi, ribadito lo stesso concetto, in termini ancora più espliciti "suscita disorientamento e perplessità la linea di critica quasi generalizzata, apodittica e di forte aggressività terminologica assunta da taluni consiglieri, nei confronti di provvedimenti assunti a maggioranza dal Consiglio nella sua collegialità e trasfusi in deliberazioni consiliari. Non è qui in discussione naturalmente la legittimità e l'utilità dell'esercizio di critica sui provvedimenti consiliari. Ciò che colpisce è l'estrema enfatizzazione, l'uso di toni sopra le righe scandalizzati e allarmistici nei confronti delle deliberazioni non condivise. Occorre riaffermare con pacatezza e fermezza che nessuno ha il monopolio della verità "rivelata". Vanno rifiutate logiche pregiudiziali e aprioristiche adottando una linea rigorosamente laica nell'esercizio dei compiti istituzionali. L'abbassamento dei toni non solo esterni ma anche interni appare auspicabile. In definitiva non può non rilevarsi che l'utilizzazione di espressioni "forti" e quasi da crociata per manifestare il dissenso nei confronti di molti provvedimenti consiliari, fa correre il rischio concreto di portare, in oggettiva sinergia con i tanti detrattori scesi in campo, argomenti a sostegno delle tesi coltivate da coloro che vorrebbero un ridimensionamento del Consiglio superiore ridotto ad organo di mera gestione burocratica.E' bene che queste cose siano dette con chiarezza e con lealtà e che siano offerte alla attenta riflessione di tutti i colleghi"
2. Ed allora,convinti come siamo che i colleghi debbano essere correttamente informati di ciò che avviene in Consiglio e dell'uso che ognuno di noi fà del mandato che ci è stato affidato e poiché non intendiamo operare in oggettiva sinergia con i tanti detrattori che operano per un ridimensionamento del Consiglio Superiore della Magistratura, ci permettiamo di riferire gli stessi fatti, facendo uso di quelle accortezze terminologiche che evitino il nostro (del tutto improprio) accostamento a chi vuole limitare gli spazi di autonomia ed indipendenza della magistratura.
Innanzi tutto, eviteremo senz'altro ogni incipit dal mediocre sapore pedagogico, con irriguardosi richiami alle regole, alla coerenza, alla trasparenza e banalità di questo genere; e, soprattutto, eviteremo in limine, ogni affermazione che restituisca al mittente l'esigenza di difendere il sistema dell'autogoverno, non già con declamazioni astratte ma, in concreto, attraverso l'adozione di delibere condivisibili, ovvero quanto meno comprensibili.
Cosa è avvenuto dunque ?
In merito al conferimento degli ultimi due dei cinque posti di consigliere della Corte di Appello di Roma pubblicati con bando del 18 aprile 2003, la Terza Commissione aveva formulato, in gennaio, una proposta in favore delle dottoresse Mazzei (giudice di sorveglianza a Roma) e Pucci (giudice del Tribunale di Roma). Era una proposta di maggioranza (Ventura Sarno, Marotta, Lo Voi e Riello), avendo votato contro gli altri due componenti la Terza Commissione (Fici e Civinini), che non avevano condiviso l'attribuzione del punteggio per merito nel suo valore massimo (4 punti) alle due colleghe proposte.
Nei giorni precedenti il plenum del 4 febbraio 2004, altro aspirante - il dottor Scaramuzzi, anch'esso giudice del Tribunale di Roma - reso edotto della proposta (presumibilmente attraverso Cosmag), faceva pervenire osservazioni, lamentandosi, in particolare che, nella precedente valutazione effettuata qualche mese prima dalla stessa Terza Commissione, per lo stesso ufficio di destinazione (la Corte di Appello di Roma), in occasione del precedente bando di trasferimento del 6 dicembre 2002, gli era stato attribuito per merito il punteggio massimo di quattro. Chiedeva cosa avesse fatto di così negativo, in pochi mesi, per meritare la riduzione del punteggio di merito a tre e chiedeva lumi, altresì, anche in merito all'attribuzione alle altre aspiranti proposte di punteggi più alti rispetto alla precedente valutazione.
La Terza Commissione riesaminava, quindi, le posizioni degli aspiranti, acquisendo e studiando i relativi fascicoli. Il più approfondito esame, anche comparativo, degli atti e di tutti gli elementi a disposizione non consentiva di pervenire ad una soluzione condivisa: la maggioranza confermava il voto in favore delle dottoresse Mazzei e Pucci; la minoranza formulava, invece, una proposta alternativa in favore della dottoressa Mazzei (comunque più anziana nel ruolo) e del dottor Scaramuzzi.
Si tratta di magistrati entrambi nominati con D.M. del 13 maggio 1980 e, tuttavia, il dottor Riccardo Scaramuzzi precede in graduatoria la dottoressa Rosanna Pucci. 
Nella precedente valutazione, effettuata in occasione del bando del 6 dicembre 2002 (relativo a 12 posti della Corte di Appello di Roma), al dottor Scaramuzzi erano stati complessivamente attribuiti 19 punti (3 per attitudini, 2 per omologhe, 4 per il merito e 10 per anzianità ) ed alla dottoressa Pucci 17 punti complessivamente (3 per attitudini, 2 per omologhe, 2 per il merito e 10 per anzianità ). In altri termini, il dottor Scaramuzzi (più anziano nel ruolo) aveva avuto attribuiti due punti in più rispetto alla dottoressa Pucci.
La nuova proposta di maggioranza, per come presentata al plenum del 12 febbraio 2004, ha motivato l'abbassamento da 4 a 3 del punteggio di merito per il dottor Scaramuzzi poiché dalle analisi delle statistiche comparate dell'ufficio, pur aggiornate, emerge una produttività non particolarmente elevata, ma nella media della Sezione.
Per evitare ulteriori accuse di denigrazione della Istituzione consiliare, diciamo subito che una tale valutazione ci appare del tutto condivisibile ed improntata a criteri di palese e manifesta coerenza, per quanto pervenga a risultati del tutto opposti rispetto a quella espressa qualche mese prima.
Ci sembrano, invero, non decisivi questi ulteriori argomenti, evidentemente del tutto insignificanti e marginali: a) il dottor Scaramuzzi ha prodotto prospetti statistici comparativi relativi agli anni dal 1996 al febbraio 2003, da cui risulta una produttività nella media dell'ufficio; b) dal parere del Consiglio Giudiziario di Roma dell'11 ottobre 2000, relativo alla nomina a magistrato di Cassazione del dottor SCARAMUZZI, risulta che "le statistiche danno atto di una produttività che, tenuto conto dei periodi di applicazione al settore penale e dello svolgimento delle ulteriori funzioni sopra indicate, deve indicarsi come sicuramente superiore alla media"; c) il dottor SCARAMUZZI è stato, dal 24 settembre 1998 al 2 giugno 1999 componente del Collegio per le controversie relative al trattamento dei dati personali e componente, dal 21 maggio 1999 al 12 dicembre 2001 componente del Collegio di accusa per i reati ministeriali; lo stesso è stato, altresì, componente della Commissione di esame per procuratore legale, componente della Commissione di esame per l'idoneità all'esercizio della professione di giornalista, responsabile sezionale per l'informatica della V, I e II sezione civile del Tribunale di Roma; d) alcune sue decisioni sono state pubblicate su riviste giuridiche; e) lo stesso ha documentato la partecipazione a otto corsi di formazione organizzati dal CSM.
3. Vi sono, poi, due casuali circostanze che soltanto chi è succube della cultura del sospetto può ritenere elementi sintomatici di quella che taluni consiglieri intervenuti in plenum ha qualificato come anomala, per quanto soltanto apparente, inversione del momento decisionale rispetto a quello valutativo.
La prima di tali casuali circostanze è relativa al fatto che nella prima proposta portata all'attenzione del plenum (in data 4 febbraio 2004) si giustificava l'abbassamento del punteggio di merito al dottor Scaramuzzi da 4 a 3, avendo lo stesso prodotto statistiche esclusivamente per l'anno 2002. La circostanza (non vera) era frutto di mero refuso da computer, essendo formula normalmente utilizzata per l'abbassamento del punteggio di merito (sono stati citati in plenum quattro recenti precedenti specifici). Nella nuova proposta di maggioranza è stato confermato l'abbassamento del punteggio, facendo ricorso ad una diversa argomentazione e, cioè, al fatto che le statistiche del dottor Scaramuzzi documenterebbero una produttività nella media. 
Nessuno, però, deve essere indotto a pensare male, anche perché due argomenti a corollario (che potrebbero sfruttare i malpensanti) sono soltanto delle sfortunate coincidenze: nella stessa proposta di maggioranza - per come ulteriormente arricchita al plenum del 18 febbraio 2004 con un maxiemendamento del relatore - si sostiene (erroneamente) che la dottoressa Pucci ha depositato statistiche aggiornate a tutto il 2002, concetto diverso da quello (reale) di statistiche relative al solo anno 2002. Evidentemente il correttore automatico valutativo del sistema informatico del Consiglio (di cui sconoscevamo l'esistenza), ha rifiutato e, quindi, automaticamente corretto l'espressione "solo del 2002", sostituendola con l'espressione "aggiornate a tutto il 2002"; in caso contrario - dobbiamo ritenere - il sistema informatico non avrebbe accettato l'attribuzione alla dottoressa Pucci del punteggio massimo. Meraviglie della tecnica ! 
Sempre nella proposta di maggioranza, al fine di arricchire le conoscenze riguardo al merito della dottoressa Pucci, viene richiamato il parere positivo espresso in favore della stessa dal Consiglio Giudiziario di Roma nell'autunno del 2000, così colmandosi le carenze conoscitive relative al dato statistico limitato all'anno 2002. Infondata e modesta (e, pertanto, inaccettabile e provocatoria) è l'obiezione che, in ogni caso, resta un vuoto di conoscenza dell'anno 2001 e del secondo semestre dell'anno 2000; così come inaccettabile e provocatorio (perché infondato e modesto) è l'ulteriore rilievo, che pure qualcuno ha osato prospettare, relativo alla contestuale mancata valorizzazione del coevo parere dello stesso Consiglio Giudiziario di Roma, che, in favore del dottor Scaramuzzi, aveva evidenziato come "le statistiche danno atto di una produttività che, tenuto conto dei periodi di applicazione al settore penale e dello svolgimento delle ulteriori funzioni sopra indicate, deve indicarsi come sicuramente superiore alla media".
La seconda casuale circostanza è anch'essa frutto di una sfortunata coincidenza. In coincidenza (ci si scusi il bisticcio) della spola fra plenum e Terza Commissione della pratica Pucci-Scaramuzzi e, cioè, nei mesi di gennaio e febbraio, la stessa Terza Commissione ha proceduto alla valutazione degli aspiranti ai posti di magistrato di appello applicati in Cassazione e fra questi i dottori Pucci e Scaramuzzi, attribuendo ad entrambi il punteggio di merito massimo e, per quanto, riguarda le attitudini, un punteggio superiore al dottor Scaramuzzi. La proposta votata all'unanimità dalla Terza Commissione, anche alla stregua della relazione predisposta da mesi dal consigliere relatore, non è però sicuramente in contraddizione, come potrebbe apparire, rispetto alla delibera relativa alla Corte di Appello di Roma, nella quale il dottor Scaramuzzi è stato posposto alla dottoressa Pucci.
Naturalmente non siamo in grado di motivare questi nostri convincimenti, in merito alla non contraddizione fra le due valutazioni pressoché coeve, ad un iter procedimentale alquanto singolare, alla valutazione distinta di ambiti professionali che hanno privilegiato la minore documentazione statistica, ma siamo sicuri però di avere così temperato la nostra "critica apodittica" e ridotto qualsiasi "aggressività terminologica".
A chi legge tutte le valutazioni del caso.


Ernesto Aghina
Paolo Arbasino
Giuseppe Fici