SOMMARIO

1. Incarico Zincani e la questione delle scuole private di preparazione al concorso in magistratura
2. Redistribuzione fallita delle competenze di 1° e 4° commissione in ordine all’inserimento di atti nei fascicoli personali
3. Conferimento di titoli onorifici e discrezionalità: il caso Costanzo
4. Sul fuori-ruolo Tarchi
5. La questione relativa all’assegnazione dei detenuti al 41-bis
6. Francesco De Leo nominato Procuratore della Repubblica di Livorno: vince un fuori-fascia
Dalle commissioni

1. Incarico Zincani e la questione delle scuole private di preparazione al concorso in magistratura.

Nel corso della seduta di plenum di qualche settimana fa è stata discussa una proposta della Quarta Commissione di autorizzazione del dott. Vito Zincani all’incarico di collaborazione presso la Commissione Parlamentare sui Rifiuti. L’incarico, gratuito, non avrebbe comportato di per sé particolari ostacoli all’autorizzazione, anche in considerazione del fatto che l’interessato non risultava aver svolto nell’ultimo quinquennio alcun incarico autorizzato dal CSM.

Proprio quest’ultimo dato, tuttavia, determinava l’intervento del Cons. Fresa il quale rappresentava la non rispondenza al vero dell’assenza di attività extragiudiziaria del dott. Zincani, in relazione al quale è pendente in Quarta Commissione, dal lontano 1998, una pratica riguardante l’organizzazione e l’insegnamento, da parte del medesimo, di una scuola di preparazione al concorso di accesso in magistratura, sita a Bologna. Pratica sospesa e mai definita nell’arco di tre consiliature.

Poiché l’organizzazione, la gestione ed ogni tipo di partecipazione dei magistrati (ivi compreso l’insegnamento) a Scuole di preparazione all’accesso alle magistrature ed alle altre professioni legali sono attività vietate ai sensi del terzo comma del Capo 15 della vigente circolare CSM sugli incarichi extragiudiziari, si apriva un serrato dibattito in sede plenaria, che portava tra l’altro il PG della Cassazione, Delli Priscoli, a chiedere la trasmissione degli atti ravvisando una ipotesi di illecito disciplinare.

La pratica riguardante il dott. Zincani tornava in Commissione, ove poi si riteneva di formulare proposta di diniego della richiesta autorizzazione, tenuto conto della intensa attività del magistrato interessato quale collaboratore e docente della predetta Scuola.

Nessun ulteriore impulso, tuttavia, si è avuto sinora in merito alla definizione della pratica riguardante la Scuola di Bologna, presso la quale continuano ad insegnare Zincani ed altri noti magistrati. Il problema non riguarda, peraltro, solo la Scuola Zincani, essendo voce diffusa (anche se difficile da provare) che altri magistrati gestiscono scuole di preparazione al concorso per uditore. E’ evidente che il divieto della circolare trova una sua ragion d’essere nella difesa dell’immagine della magistratura, che sarebbe appannata dal fatto che gli aspiranti potrebbero essere attratti nel frequentare una scuola gestita o nella quale insegnano magistrati, dalla prospettiva di poterne trarre indirettamente indebiti profitti rispetto agli altri concorrenti. E’ la ragione che ha indotto il Consiglio, anni fa, ad una dura presa di posizione, all’esito della quale alcuni colleghi notissimi si dovettero dimettere per continuare a gestire lucrose scuole di preparazione al concorso. Del resto, i magistrati sono già impegnati istituzionalmente ed in modo meritorio nella preparazione ai concorsi per avvocati e magistrati nelle apposite Scuole di Specializzazione Universitarie ed è bene che in esse continuino ad operare.

2. Redistribuzione fallita delle competenze di 1° e 4° commissione in ordine all’inserimento di atti nei fascicoli personali

Si è discusso di una possibile redistribuzione delle competenze tra la Prima e la Quarta Commissione, nel senso che da parte di alcuni componenti della Prima si chiedeva che potesse essere questa Commissione, all’esito della procedura garantita, ad inserire direttamente nel fascicolo del magistrato gli atti ritenuti rilevanti risultanti dalle indagini da essa compiute. Le ragioni a favore di questa scelta erano di due tipi: di carattere pratico, perché così si evitava un inutile passaggio burocratico tra Commissioni, con aggravio di tempo e risorse; inoltre, la Prima Commissione, avendo proceduto all’istruttoria della pratica, avrebbe potuto valutare meglio il contesto in cui si erano verificati i fatti, anche al fine di stabilire l’opportunità o meno dell’inserimento. Da parte opposta si opponeva che era meglio conservare in un’unica Commissione (appunto la Quarta) la competenza per l’inserimento degli atti, anche al fine di mantenere l’omogenietà dei criteri utilizzati per l’incombenza. Alla fine della discussione, in Plenum è prevalso quest’ultimo orientamento, con votazione trasversale anche all’interno dei singoli gruppi.. Vi erano buone ragione a sostegno di entrambe le tesi, tant’è che anche i consiglieri espressione del Movimento hanno votato diversamente tra loro.

3. Conferimento di titoli onorifici e discrezionalità: il caso Costanzo.

Con le delibere di collocamento a riposo il CSM è tenuto sempre a pronunciarsi in merito al conferimento o meno del titolo onorifico al magistrato e, per questo aspetto, vi è ampia discrezionalità fondata su un giudizio di meritevolezza conseguente ad un percorso professionale lodevole e privo di qualsiasi ombra.

Alcune settimane fa in plenum si è inutilmente discusso per ore in relazione ad una proposta di Quarta Commissione di non conferimento del titolo onorifico al dott. Enzo Costanzo. Tale proposta si fondava sull’esame di un percorso professionale del dott. Costanzo non privo di ombre, soprattutto nella sua qualità di Cons. Pretore Dirigente la Pretura del Lavoro di Roma, ove era stato più volte oggetto di esposti dagli stessi magistrati dell’ufficio.

All’esito della lunga discussione - mai avvenuta prima per questo tipo di pratiche - il plenum, a maggioranza e con il voto contrario di rappresentanti di Unicost e MI, ha confermato la proposta di diniego del titolo onorifico formulata dalla Commissione.

4. Sul fuori-ruolo Tarchi.

A seguito del noto orientamento restrittivo che il plenum ha adottato in merito alla scrupolosa osservanza del numero massimo di magistrati collocabili fuori ruolo (230), in ogni pratica di collocamento o conferma fuori ruolo di magistrati si assiste ad un ampio dibattito che, a volte, riguarda aspetti secondari e, comunque, ininfluenti sulla decisione consiliare.

Ad esempio, mentre il collocamento fuori ruolo incide sul contingente numerico massimo previsto dalla legge, la conferma fuori ruolo con diverso incarico non incide all’evidenza sul predetto numero.

In tali casi, il plenum dovrà esaminare altri aspetti, quale ad esempio la pregressa durata del fuori ruolo del magistrato interessato, ove accertare se siano violati i limiti di permanenza previsti dalla legge e dalla vigente circolare CSM, con particolare riferimento alla durata massima quinquennale relativa al medesimo incarico ed alla durata massima decennale, riferibile all’intera carriera del magistrato.

Nel caso di specie, la dott.ssa Tarchi era fuori ruolo dal 2001, avendo però svolto incarichi diversi ed era destinata ad un diverso incarico (Ispettorato Generale presso il Ministero della Giustizia) involgente un rapporto di diretta collaborazione col Ministro, per il quale non valgono i predetti limiti di permanenza.

Nessun problema ostativo, dunque, alla conferma fuori ruolo della dott.ssa Tarchi. Ciononostante, due laici dell’Unione si sono astenuti non ritenendosi soddisfatti dei chiarimenti forniti.

5. La questione relativa all’assegnazione dei detenuti al 41-bis.

E’ stata approvata una delibera sul tema dell’assegnazione dei detenuti in regime di art. 41 bis Ord. Penitenziario. La delibera esprime solidarietà ai colleghi del Tribunale di Sorveglianza di Trieste e all’Ufficio di Sorveglianza di Udine, particolarmente esposti nei confronti della criminalità organizzata in relazione all’assegnazione dei detenuti ex art. 41 bis o.p. .

In particolare, si lamentava che l’assegnazione di un detenuto al carcere di Tolmezzo era intervenuta subito dopo che altro Tribunale di Sorveglianza aveva accolto l’opposizione al provvedimento di proroga del regime ex art. 41 bis che veniva poi riapplicato dal Ministero con nuovo decreto, così ingenerando la sensazione che l’Amministrazione volesse scegliere il giudice dell’opposizione a tale ultimo provvedimento nel Tribunale di Trieste, la cui giurisprudenza era particolarmente rigorosa e proprio per questo oggetto di intimidazione da parte di esponenti della criminalità organizzata.

E’ stata anche sollecitata l’Amministrazione Penitenziaria ad una particolare attenzione all’assegnazione dei detenuti, al fine di evitare che esse siano caricate di valenze improprie.

Inoltre, si sottolinea l’incongruità della normativa che stabilisce la competenza a decidere sui provvedimenti in materia con riferimento al luogo di detenzione, così consentendo all’Amministrazione Penitenziaria di scegliere, di fatto, il giudice dell’opposizione, essendovi nel caso in specie le ragioni che giustificano tale regime processuale con riferimento ai provvedimenti in materia di trattamento penitenziario.

La delibera è stata trasmessa anche al Ministro della Giustizia ed al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

6. Francesco De Leo nominato Procuratore della Repubblica di Livorno:

vince un fuori-fascia.

Nella seduta di plenum di giovedì 28 è stata approvata la proposta di minoranza (Petralia, Siniscalchi, Maccora) relativa alla nomina del dr. Francesco De Leo quale Capo dell’ufficio di Procura di Livorno. La proposta maggioritaria era in favore del dr. Paolo De Felice.

Si è trattato di un passaggio importante per via del fatto che è il primo caso in cui questo CSM conferisce un posto direttivo ad un fuori-fascia, ossia ad un candidato non incluso nell’ambito degli aspiranti ricompresi nella fascia d’anzianità dei sei anni, la quale – com’è noto – si determina con riferimento al più anziano dei concorrenti legittimati.

La circolare in vigore in tema di conferimento di uffici direttivi, nel sancire al capo C) del paragrafo 1. il principio della c.d. “fascia”, corrispondente al divario di sei anni di anzianità, contempla infatti la possibilità - ancorata ad una triplice alternativa condizione - che la scelta del concorrente più idoneo, per attitudini e merito, al posto da ricoprire possa cadere su un candidato collocato fuori dalla fascia, ossia oltre l’intervallo di anzianità sopra richiamato.

Tra i plurimi requisiti, uno indipendente dall’altro, cui la disciplina anzidetta ricollega la praticabilità di siffatta operazione - requisiti che in buona sostanza finiscono per fungere da presupposti di legittimità dell’atto consiliare - ricorre anche l’ipotesi che, nel novero dei concorrenti meno anziani (rectius fuori fascia), figuri un candidato portatore di un profilo professionale connotato da doti attitudinali e di merito “di spiccato rilievo”. In altri termini, la circolare, nella pretesa di prescindere dagli angusti e talvolta ingenerosi rigori dell’anzianità, opportunamente cura di favorire la possibile emersione “vincente” di figure professionali del tutto eccezionali, capaci cioè di sovrastare, superandole, le posizioni dei concorrenti più anziani, ancorché non inadeguati nè negativamente valutabili.

Le altre due possibilità di attingere ai fuori-fascia concernono la “inadeguatezza di specifiche attitudini” oppure la “presenza di elementi negativi nei candidati più anziani”; nessuna delle due ricorreva nel caso di specie.

La scelta del dr. De Leo - eccellente inquirente di plurime esperienze e, in atto, sostituto in servizio alla DNA con numerosi incarichi di coordinamento ed organizzativi di respiro nazionale - proprio perché assai più giovane del candidato proposto dal relatore (Berruti), è stata vivamente contestata già in sede di commissione; obiezioni di metodo e di scelta ovviamente reiterate e rilanciate in plenum, sostenendosi da parte del proponente che l’apertura della fascia veniva a costituire una profonda frattura al sistema di selezione, calibrato sul criterio di anzianità come indice di adeguato affidamento e di presunta maggiore esperienza.

Affinché ciascuno possa farsi un’idea concreta e convinta del raffronto tra i due candidati, si rimanda alla delibera illustrativo-comparativa che segue qui sotto e che si consiglia vivamente di leggere; valga qui segnalare come, negli interventi Petralia, Siniscalchi, Maccora e Pepino, unanime sia stato il richiamo al bisogno di distaccarsi dalla mera anzianità, quale requisito di scelta, per rivolgersi, invece, in modo sempre più intenso e convinto, al criterio attitudinale, unico seriamente in grado di discernere le professionalità da destinare alla dirigenza.

Ampiamente stigmatizzato è stato inoltre il richiamo al monito del Capo dello Stato, allorquando, il 6 giugno scorso, in plenum ebbe a richiamare i consiglieri ad un uso della anzianità come criterio soccombente rispetto a quelli, primari, della “accertata professionalità” e delle “sperimentate qualità morali e intellettuali” dei candidati.

Così i voti espressi col sistema del ballottaggio: n. 13 a favore del De Leo (Mancino, Delli Priscoli, Siniscalchi, Tinelli, Volpi, Maccora, Cesqui, Pilato, Pepino, Fresa, Riviezzo, Petralia e la Vacca, quest’ultima, tra l’altro, accompagnando il voto con una dichiarazione di convinta adesione al dr. De Leo e alla apertura della fascia, determinata dal tenore del dibattito consiliare); n. 12 a favore del dr. Paolo De Felice (Berruti, Mannino, Napolitano, Roia, Viola, Carrelli Palombi, Bergamo, Saponara, Anedda, Ferri, Romano, Patrono).

Segue qui sotto la delibera integrale di plenum:

Conferimento dell’ufficio direttivo di

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di LIVORNO

(proposta in favore del dott. DE LEO)

Il relatore, Pres. Vincenzo SINISCALCHI, riferisce che hanno presentato domanda per l’ufficio direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Livorno, vacante dal 1.5.2006, i seguenti magistrati: Giovanni DE GIORGIO, Giovanni SIGNORELLI, Ugo ADINOLFI, Paolo DE FELICE, Alberto COZZELLA, Paolo ALBANO, Sergio FUSARO, Arcibaldo MILLER, Luca Salutini Giuliano GIAMBARTOLOMEI, Francesco PAPPALARDO, Francesco DE LEO, Amato BARILE, Francesco AGOSTINACCHIO, Luigi DE FRANCO, Sandro AUSIELLO, Luisa ZANETTI, Domenico Massimo MICELI, Antonella GIANNELLI, Vittorio PARAGGIO, Pietro SUCHAN, Biagio INSACCO, Margherita TADDEI, Andrea PADALINO MORICHINI, Gianni GRIGUOLO, Antonio DI

BUGNO, Erminio RINALDI, Paolo CANESSA, Mario SPAGNUOLO, Andrea BASCHERI, Luciana PIRAS, Pierina CONSOLI, Francesco POLINO, Domenico MANZIONE, Elena DALOISO, Giuseppe AMATO, Antonio GIACONI, Emilio ARNESANO e Giulio MONFERINI.

Rileva preliminarmente che:

i dottori Paolo ALBANO, Arcibaldo MILLER e Mario SPAGNUOLO hanno revocato le rispettive domande;

i dottori Giuliano GAIMBARTOLOMEI, Luigi DE FRANCO, Domenico Massimo MICELI e Gianni GRIGUOLO sono stati trasferito, a domanda, con delibera consiliare intervenuta dopo la pubblicazione della vacanza dell’ufficio in esame, presso altro ufficio;

i dottori Andrea PADALINO MORICHINI e Elena DALOISO sono stati proposti, all’unanimità, per altro ufficio;

il dott. Emilio ARNESANO non ha il periodo minimo di legittimazione ex art. 194 O.G. ai fini del computo del periodo minimo di permanenza nell’ufficio.

Illustra quindi i curricula professionali dei candidati in fascia, secondo l’ordine di anzianità di ruolo.

Il dott. Giovanni DE GIORGIO, nominato uditore giudiziario con D.M. del 16.10.1969, dopo il prescritto periodo di tirocinio svolto presso gli uffici giudiziari partenopei, è stato destinato alla Pretura di Cotogno, ove con decorrenza dal 14.9.1970 ha assunto le funzioni di pretore. Trasferito a domanda alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brindisi, è stato immesso nelle funzioni di sostituto dal 25.9.1976, per essere poi tramutato – sempre a domanda – al locale Tribunale con le funzioni di giudice assunte dal 28.9.1981. Con delibera del 16.11.1988, previo conferimento delle funzioni di magistrato di appello, è stato destinato alla Corte di Appello di Firenze con le funzioni di consigliere

assunte dal 4.10.1989, per essere in seguito nominato Presidente di sezione del Tribunale di Firenze, incarico che svolge dal 21.12.2000.

Ha conseguito l’idoneità ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori con decorrenza 16.10.1997.

Il parere attitudinale che il Consiglio Giudiziario presso la Corte di Appello di Firenze ha espresso in data 21.9.2006 nel dare atto che il magistrato dal 4.10.1989 al 20.12.2000 è stato consigliere alla Corte di appello di Firenze assegnato alla II e poi alla III sezione penale e quale Presidente di sezione del Tribunale di Firenze ha presieduto la II sezione penale e poi la Corte di Assise, II sezione, mentre inizialmente era stato pretore mandamentale unico a Cotogno, richiama il giudizio attitudinale già espresso in data 1°.2.2006. Il dott. DE GIORGIO emerge come un ottimo magistrato, dalle notevoli capacità professionali ed umane, sempre distintosi per capacità, equilibrio, fermezza, laboriosità, versatilità giuridica e disponibilità; preparazione di eccellente livello.

Il dott. DE GIORGIO ha svolto attività giudiziaria sia nel settore penale sia in quello civile, alternandosi, nel passato, con il Presidente titolare di Brindisi nel presiedere udienze collegiali civili e fallimentari.

Nello svolgimento dell’incarico semidirettivo che attualmente ricopre ha redatto diverse complesse sentenze che sono particolarmente apprezzabili per il rigore logico e tecnico- giuridico, non meno che per la scrupolosa valutazione dei fatti e per un linguaggio immune da clausole di stile.

La sua produzione è rivelatrice di ottima capacità tecnica e di una non comune laboriosità desumibile anche dalla sollecitudine nel disbrigo del lavoro quotidiano a contatto con gli uffici di cancelleria.

Per quanto concerne più specificamente il profilo attitudinale, il Presidente delTribunale di Firenze riferisce, nel condividere i precedenti rapporti informativi, tutti ampiamente favorevoli circa le doti organizzative manifestate dal candidato, del buon funzionamento della cancelleria della sezione penale diretta dal dott. DE GIORGIO, che ha raggiunto un grado di efficienza e di celerità accettabile, nonostante la grave carenza di organico. I successi organizzativi del dott. DE GIORGIO sono dovuti anche alla perfetta conoscenza da parte del magistrato della normativa che regola l’attività giurisdizionale e lo status in genere del personale giudiziario.

Del resto il dott. DE GIORGIO ha svolto per circa un anno le funzioni ff di presidente delTribunale di Brindisi, con importanti adempimenti connessi come i provvedimenti di urgenza in sede civile e le udienze presidenziali di comparizione dei coniugi nei giudizi di separazione personale e di divorzio (quest’ultima attività ininterrottamente dal 1984 al 1989); dal 2000 al 2002 ha retto la II sezione penale del Tribunale di Firenze avviando una sua necessaria ristrutturazione che ha prodotto indubbi benefici, come la riduzione dell’arretrato e la definizione di processi da lungo tempo in gestazione. Come presidente titolare della II sezione della Corte d’Assise di Firenze (dal settembre 2002 in poi) ha presieduto tutte le udienze dibattimentali definendo processi di notevole impatto sull’opinione pubblica e provvedendo sempre alla puntuale motivazione di diverse sentenze, molte delle quali già confermate in appello e dalla Cassazione.

Va, altresì, ricordato che il dott. DE GIORGIO è stato componente del Consiglio Giudiziario di Lecce.

Nella auto-relazione allegata il magistrato riferisce di avere svolto per oltre sei anni le funzioni di pretore mandamentale in una sede con ampio territorio e molto popolata con problemi ambientali e sociali di non facile soluzione specie in riferimento agli anni 1970-1980, con la nascita del terrorismo brigatista e della prima applicazione del nuovo processo del lavoro.

Il dott. Giovanni SIGNORELLI, nominato uditore giudiziario con D.M. 5.6.1970, dopo il prescritto periodo di tirocinio svolto presso gli uffici giudiziari di Firenze, è stato destinato alla Pretura di Rho, ove ha assunto le funzioni di pretore con decorrenza dal 2.5.1972.

Trasferito a domanda alla Procura della Repubblica di Pistoia con delibera del 20.12.1974, è stato successivamente destinato – sempre a domanda – al locale Tribunale con le funzioni di giudice dal 1.10.1988, ed ancora in qualità di Presidente di sezione dello stesso Tribunale dal 2.7.1996.

Ha conseguito l’idoneità ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori con decorrenza 5.6.1998.

Le informazioni assunte sono molto positive: i pareri formulati, quello attitudinale – del Consiglio Giudiziario di Firenze in data 13.1.2005 – e quello ai sensi dell’art. 190 O.G.

espresso in data 12.7.2005, espressamente richiamati dallo stesso Consiglio nella seduta del 21.9.2006, si esprimono in termini lusinghieri avuto riguardo alle capacità professionali e alla preparazione giuridica del magistrato, definito molto laborioso, di rilevante preparazione giuridica e cultura, diligente, elementi che sono stati reiteramente evidenziati nel corso dell’intera carriera professionale e dimostrate “sul campo” dal magistrato nei vari settori d’intervento in cui ha esplicato la propria attività. Del resto, nel corso della sua carriera ha svolto una grande varietà di funzioni giudicanti (civile in senso stretto, lavoro, fallimentare, penale dibattimentale, GUP) e requirenti, tutte con buoni risultati.

Molto buoni sono i pareri anche con riguardo ai profili attitudinali specifici. Il dott. SIGNORELLI viene definito magistrato di grandi doti organizzative, che ha dimostrato sia nello svolgimento delle funzioni semidirettive (di presidente della sezione penale, nonché della sezione stralcio) – e di cui aveva dato atto il presidente del Tribunale, che tra l’altro, lo aveva delegato ad intrattenere le relazioni sindacali – sia quale presidente dei collegi penali e civili, sia nell’espletamento delle funzioni direttive di fatto, in sostituzione del Presidente del Tribunale durante la vacanza del posto dal novembre 2004 al settembre 2005.

Nell’autorelazione il dott. SIGNORELLI segnala, in particolare, di aver fronteggiato il notevole arretrato del settore penale, riuscendo a contenerlo significativamente, circostanza di cui aveva anche fatto esplicita menzione l’ispezione ministeriale svolta presso l’ufficio. Ha pure collaborato con il presidente del Tribunale per allestire – in conformità alle indicazioni consiliari – una ordinata organizzazione tabellare dell’ufficio.

Sempre nell’autorelazione, il dott. SIGNORELLI ha pure evidenziato di essersi occupato, nello svolgimento delle funzioni di sostituto procuratore, di una rilevante tipologia di affari ed anche di un caso di sequestro di persona.

Va rilevato, da ultimo, che il dott. SIGNORELLI ha fatto parte per ben tre bienni del Consiglio Giudiziario di Firenze, acquisendo una valida conoscenza delle disposizioni ordinamentali.

Il dott. Ugo ADINOLFI, nominato uditore giudiziario con D.M. 28.5.1971, dopo il prescritto periodo di tirocinio svolto presso gli uffici giudiziari partenopei, è stato destinato alla Pretura di Desio ove ha assunto le funzioni di pretore con decorrenza dal 6 aprile 1974. Trasferito a domanda al Tribunale di Napoli, è stato immesso nelle funzioni di giudice dal 20 settembre 1979, per poi essere successivamente destinato – sempre a domanda – al Tribunale di Monza, con delibera del 24.3.1984, ed infine a quello di Salerno, con delibera del 1°.6.1988. Dal 16 febbraio 1994, previo conferimento delle funzioni di magistrato di appello, ha svolto le funzioni di sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Salerno e dal 30 ottobre 1999 è Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Biella.

Con decorrenza dal 28 maggio 1999 è stato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori. Il Consiglio Giudiziario di Torino nei pareri attitudinali in data 14.6.2005 e 27.9.2005, facendo propri i “pareri altamente elogiativi” concordemente espressi nei confronti del dott. ADINOLFI, ne sottolinea l’eccellente preparazione giuridica, estrinsecatasi nella conduzione di numerose e complesse indagini in cui il magistrato ha rivelato assoluta padronanza delle norme processuali e tempestività di intervento. Anche nell’esercizio delle funzioni di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Biella sono emerse le doti di serietà e preparazione già precedentemente dimostrate.

Nel medesimo parere del Consiglio Giudiziario di Torino si rileva che i dati quantitativi ricavati dai prospetti statistici testimoniano un impegno notevole del dott. ADINOLFI, sia nello svolgimento delle indagini, sia nella partecipazione alle udienze dibattimentali in processi spesso complessi; indiscussa è stata la dedizione all’ufficio del dott. ADINOLFI, il suo attaccamento al lavoro, le sue evidenti attitudini professionali, “tuttavia mai ostentate”.

L’elevato senso del dovere ed il suo incondizionato impegno nell’esercizio della giurisdizione costituiscono dimostrazione del suo alto equilibrio, da cui deriva una stima incondizionata da parte dei colleghi e di tutti gli altri operatori del foro; in tutta la sua vita professionale, il dott. ADINOLFI ha confermato evidenti doti di laboriosità, preparazione ed equilibrio.

Per ciò che concerne più specificamente il profilo attitudinale, occorre osservare che il dott. ADINOLFI oltre a svolgere dall’anno 1999 l’incarico direttivo di Procuratore della Repubblica di Biella, “dimostrando grandi capacità ed indiscussa autorevolezza”, già presso il Tribunale di Salerno, dopo una breve applicazione all’ufficio esecuzioni immobiliari, fu destinato alla Terza Sezione Penale, dove si alternò con il Presidente titolare nella presidenza del collegio giudicante.

Il dott. Paolo DE FELICE, nominato con D.M. 28.5.1971, dopo il prescritto periodo di tirocinio svolto presso gli uffici giudiziari di Firenze, è stato destinato alla Pretura di Monza ove con decorrenza dal 21.7.1972 ha assunto le funzioni di pretore. Trasferito a domanda all’Ufficio di sorveglianza di Firenze, è stato immesso nelle funzioni di magistrato di sorveglianza dal 21.7.1976, per essere poi tramutato – sempre a domanda - alla Procura Generale presso la Corte di appello di Firenze, ufficio presso il quale svolge le funzioni di sostituto procuratore generale dal 3.10.2000.

Ha conseguito l’idoneità ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori con decorrenza 28.5.1999.

Il parere attitudinale specifico espresso dal Consiglio giudiziario di Firenze in data 21.9.2006, ricorda che tutti i precedenti giudizi attestano concordemente doti di preparazione professionale e di capacità organizzativa, queste ultime soprattutto durante il lungo periodo in cui ha svolto funzioni di magistrato di sorveglianza per il positivo esercizio di fatto delle funzioni presidenziali del medesimo ufficio durante i lunghi periodi di assenza del titolare o di vacanza del posto.

Il suo percorso professionale è stato vario e completo, avendo egli svolto funzioni di pretore sia nel settore penale sia in quello civile, funzioni di magistrato di sorveglianza e funzioni requirenti di secondo grado. Nella relazione del Capo dell’Ufficio il dott. DE FELICE viene descritto come magistrato professionalmente assai preparato, appuntandosi la sua “eccezionale competenza” in materia di esecuzione penale.

Dai dati statistici comparati emerge che il dott. DE FELICE occupa, per produttività, una posizione di fascia medio – alta nell’ambito dell’ufficio di appartenenza. La sua cultura professionale è comprovata anche dai vari interventi, in qualità di relatore, a seminari ed incontri di studio organizzati dall’amministrazione penitenziaria e dal Consiglio superiore della magistratura. In particolare per il C.S.M. ha tenuto relazioni sul lavoro del magistrato di sorveglianza e in materia di misure di sicurezza.

Ha pubblicato una monografia in materia di diritto penitenziario dal titolo “Il nuovo ordinamento penitenziario nell’esperienza di un magistrato di sorveglianza” (Istituto Poligrafico di Stato, 1981), nonché due articoli “Le misure di sicurezza del ricovero in c.c.c. e in ospedale psichiatrico (in Quaderni 1993 Centro Studi Pacchi) e “L’esecuzione delle misure di sicurezza del ricovero in OPG e della casa di cura e di custodia” (in Quaderni Fondazione G. Michelacci).

Per quanto concerne più specificamente il profilo attitudinale, occorre osservare che il dott. DE FELICE ha dimostrato positivamente di sapere ben organizzare e dirigere un ufficio giudiziario sia nell’affiancamento del titolare stesso (come avvenne fin dalla fase immediatamente successiva all’entrata in vigore della riforma dell’ordinamento penitenziario) sia nella sostituzione dello stesso durante assenze periodiche o alle vacanze del posto protrattesi anche per lunghi segmenti temporali.

Premesso che il dott. DE FELICE è stato trasferito all’Ufficio di Sorveglianza d Firenze in occasione della sua stessa istituzione, a seguito della entrata in vigore dell’Ordinamento Penitenziario (legge n. 354/1975), ha affiancato il dott. A. Caponnetto nella attività di creazione ed organizzazione dell’ufficio sia in senso materiale (con la creazione di moduli, stampati, registri) sia nel senso di cercare le prime soluzioni interpretative ed applicative della nuova legge.

In detto incarico ha svolto le funzioni di fatto di Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze per lunghi periodi, ossia per circa un anno tra il 1979 ed 1980 per malattia e successivo trasferimento del dott. Caponnetto, fino a copertura del dott. Margara, e per più di un anno tra il luglio 1997 ed il 1998 dopo che il dott. Margara è stato chiamato a dirigere il DAP del Ministero di Giustizia.

Si ricorda, altresì, che il dott. DE FELICE negli anni di servizio presso la sorveglianza di Firenze ha costantemente seguito in prima persona le vicende di numerosi istituti penitenziari compresi nella circoscrizione dell’Ufficio (ospedale psichiatrico di Montelupo F.no, Casa di Reclusione Santa Teresa e Casa Circondariale femminile e maschile di Firenze, Santa Verdiana e Murate, di Sollicciano, di Arezzo e di Pistoia, nonché varie case mandamentali all’epoca esistenti).

E’ stato più volte applicato agli uffici di sorveglianza di Siena, Pisa e Livorno in periodi di scopertura, occupandosi anche degli aspetti organizzativi.

Il dott. Alberto COZZELLA, nominato uditore giudiziario con D.M. 28.5.1971, dopo il prescritto tirocinio svolto presso gli uffici giudiziari partenopei, è stato destinato alla Pretura di Tortolì ove ha assunto le funzioni di pretore con decorrenza dal 26.7.1972. Trasferito a domanda alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa, ivi è stato immesso nelle funzioni di sostituto dal 6.9.1976; con delibera del 18.12.1985 è stato nominato Presidente del Tribunale di Lanusei, incarico che ha svolto dal 27.1.1986. Collocato fuori ruolo dal 30.4.1990 per assumere funzioni amministrative presso il Ministero della Giustizia, ha ottenuto la conferma del fuori ruolo come Ispettore Tributario presso il Ministero delle

Finanze con delibera del 30.1.1991. Richiamato in ruolo, a domanda, è stato destinato alla Procura Generale della Corte di Appello di Roma con le funzioni di sostituto procuratore generale che svolge dal 24.3.1998. Con decorrenza 28.5.1999 è stato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori.

In atti risulta espresso dal Consiglio Giudiziario di Roma parere attitudinale in data 20.9.2006 per il conferimento dell’ufficio direttivo di che trattasi. Viene ricordato che tutti i precedenti di carriera del magistrato indicano le sue doti professionali positive per preparazione, serietà professionale, senso del dovere, capacità di organizzare il proprio lavoro.

La sua esperienza professionale è ampia ed articolata. Sebbene nel corso della carriera abbia prevalentemente svolto funzioni requirenti, in specie nell’ultimo quinquennio, non appare trascurabile la sua esperienza nel settore giudicante, considerata la sua attività di pretore agli inizi della carriera e poi quella di Presidente del Tribunale di Lanusei, che si è protratta per quasi quattro anni. La preparazione e la capacità organizzativa dimostrate nello svolgimento di tali funzioni direttive, oltre all’impegno che caratterizza la sua vita professionale, ad esempio come componente della terna di magistrati che si occupa della esecuzione penale, ed alla cura per l’aggiornamento, confermata dalla sua partecipazione agli incontri di studio organizzati dal CSM, ne fanno un magistrato di spiccata professionalità e sensibilità.

E’ opportuno sottolineare come al fine del massimo ampliamento possibile delle conoscenze, il dott. COZZELLA ha più volte mutato sede e funzioni per arricchire un’esperienza professionale che ha attraversato le più diverse e complesse realtà.

Per ciò che concerne le attitudini, il rapporto del dirigente dell’ufficio ha evidenziato la particolare capacità organizzativa dimostrata dal dott. COZZELLA proprio nello svolgimento di funzione direttiva analoga a quella richiesta, confermata anche in occasione delle funzioni apicali svolte presso il SeC.I.T.. Inoltre è stato sottolineato il particolare impegno che caratterizza la sua vita professionale, confermato dalla gravosa attività svolta quale componente della terna di magistrati che si occupa della esecuzione penale.

Nell’autorelazione il magistrato riferisce che nella funzione in atto espletata è stato chiamato a far fronte a numerosi incarichi, che si affiancano all’ordinaria attività giurisdizionale, avvalendosi nel loro svolgimento delle esperienze maturate con la dirigenza di uffici sia giudiziari sia amministrativi. In particolare è responsabile della sicurezza degli edifici sedi degli uffici giudiziari del Distretto, della sicurezza dei magistrati operanti nel distretto, della sicurezza sul lavoro ai sensi della legge n. 626/1990, degli acquisti e delle spese, della gestione dei servizi informatici.

Il dott. Sergio FUSARO, nominato uditore giudiziario con D.M. 27.3.1975, ha svolto le funzioni di giudice del Tribunale di Monza dal 8.9.1976, di consigliere della Corte d’appello di Milano dal 18.9.1992, è stato collocato fuori ruolo presso il Ministero dell’Industria dal 4.4.1995 al 19.3.1997 e nuovamente fuori ruolo come Ispettore Generale Ministero Giustizia dal 20.3.1997.

Ha conseguito l’idoneità ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori con decorrenza 5.2.2002.

Il parere attitudinale formulato Consiglio di Amministrazione del Ministero della Giustizia del 25.11.2005 è positivo, evidenziando l’elevata professionalità del magistrato, nonché il notevolissimo impegno e la laboriosità dal medesimo dimostrata.

Nei vari pareri espressi si rilevano le doti organizzative dimostrate dal dott. Fusaro nell’espletamento dei sui compiti, evidenziando che “ha saputo organizzare il proprio lavoro svolto in equipe”, nonché la sua abilità nei rapporti interpersonali e la sua attitudine a divenire punto di riferimento nei gruppi di lavoro.

Gli viene altresì riconosciuto la profonda conoscenza dei servizi di cancelleria e dei sistemi organizzativi degli uffici.

Nel rapporto dell’Ispettore Capo si segnala, inoltre, che ha dimostrato di possedere “completa e solida conoscenza dei problemi giuridici ed organizzativi” e che in relazione all’esperienza maturata presso l’Ispettorato ha acquisito cognizioni relative alle “dinamiche organizzative connesse alla gestione di un ufficio giudiziario”.

Ha svolto, del resto, nell’ambito suo ruolo ispettivo, svariate decine di ispezioni, a volte anche

con ruolo di coordinatore.

Con riguardo al periodo svolto presso l’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Industria, viene altresì segnalato di aver svolto funzioni vicarie di capo dell’ufficio legislativo, rivelando, anche in questa veste, qualità sul piano dirigenziale ed organizzativo, sapendo “impostare e coordinare con efficiente criterio organizzativo l’attività lavorativa del personale e di essere in grado di far fronte efficacemente ad ogni problema che gli veniva di volta in volta prospettato”.

Nell’autorelazione, infine, segnala di aver di fatto presieduto la sezione promiscua del Tribunale di Monza dall’ottobre 1989 al settembre 1992.

Va evidenziato, da ultimo, che è autore di alcune pubblicazioni. Dopo avere illustrato la posizione dei candidati in fascia, il relatore osserva che, fra i candidati collocati fuori dalla fascia di anzianità, sussistono in capo al dott. DE LEO doti di “spiccato rilievo”, che impongono, a norma della circolare n. 13000 dell’8 luglio 1999 e successive modifiche ed integrazioni, in tema di conferimento degli uffici direttivi, il superamento del limite di sei anni di anzianità e la sua comparazione con i candidati ricompresi nella fascia.

Invero il paragrafo 1 lett. C) commi 2 e 4 testualmente recita: “Il superamento di un divario di anzianità di oltre sei anni può essere determinato dalla inadeguatezza di specifiche attitudini o dalla presenza di elementi negativi nei candidati più anziani ovvero, anche se nei candidati più anziani non si ravvisino inadeguatezza delle specifiche attitudini o elementi negativi, dal possesso di doti attitudinali e di merito di spiccato rilievo nel candidato meno anziano. Dettielementi di valutazione devono essere specificamente motivati”.

Per orientamento costante della giurisprudenza amministrativa (così TAR Lazio, sez. I, sentenza n. 8123 del 2000), la possibilità di superare l’area degli aspiranti rientranti nella fascia di anzianità alla ricerca del più idoneo all’ufficio da ricoprire, costituisce non già violazione dell’art. 190 O.G., bensì esplicazione del principio accolto proprio del r.d. n. 12/1941 (artt. 192 e 193) secondo cui nell’assegnazione degli uffici deve tenersi conto delle attitudini dei singoli aspiranti.

Nel caso di specie l’estensione della comparazione ad un candidato fuori fascia, il dott. DE LEO, trova fondamento per l’appunto nelle doti di “spiccato rilievo” del predetto magistrato, quali possono agevolmente ricavarsi dal curriculum di seguito ricostruito, che dà conto delle sue eccezionali prerogative di non comune professionalità.

Il dott. Francesco DE LEO, nominato uditore con D.M. 21.10.1976, dopo il prescritto periodo di tirocinio svolto in parte presso gli uffici giudiziari partenopei ed in parte in quelli della capitale, è stato destinato alla Pretura di Milano ove con decorrenza dal 30.11.1977 ha assunto le funzioni di pretore. Trasferito a domanda alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, è stato immesso nelle funzioni di sostituto procuratore a far data dal 28.1.1981, per essere poi tramutato – sempre a domanda – alla Procura della Repubblica di Roma con le medesime funzioni di sostituto procuratore, assunte dal 7.3.1985. Con delibera del 22.12.1992, previo conferimento delle funzioni di magistrato di appello, è stato destinato

alla Direzione Nazionale Antimafia con le funzioni di sostituto procuratore che svolge dal 12.1.1993 che in atto ricopre.

Ha conseguito l’idoneità ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori con decorrenza 5.2.2002.

Dal parere attitudinale specifico espresso dal Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione in data 25.9.2006 emergono valutazioni ampiamente elogiative, in linea con i pareri precedenti che sono sempre stati di analogo tenore. Infatti, in occasione del suo trasferimento alla Direzione Nazionale Antimafia, veniva definito magistrato dal carattere forte, franco e leale, fornito di preparazione professionale e capacità attitudinali veramente eccezionali. Ha diretto la Polizia giudiziaria e condotto istruttorie sempre con fermezza, mettendo a fuoco i nodi centrali delle indagini svolte, aventi ad oggetto anche reati di criminalità organizzata di stampo mafioso e terroristico. Il Procuratore Nazionale Antimafia ha evidenziato che nelle nuove funzioni si è particolarmente distinto per operosità, diligenza, spirito di iniziativa, preparazione ed acume giuridico nella trattazione delle questioni affrontate. Dotato di peculiare preparazione giuridica, costituisce un sicuro punto di riferimento per la prospettazione dei pareri e soluzioni richiesti da organi istituzionali o relativi alla gestione dell’ufficio, anche in materie che richiedono approfondite nozioni di ordine tecnico, come nei campi di gestione delle telecomunicazioni, delle banche dati, dell’informatica, delle investigazioni scientifiche ed in genere delle tecnologie utilizzabili per l’ottimale gestione del procedimento. Unisce a tutto ciò un vasto e profondo sapere giuridico a quanto la scienza pone oggi a disposizione del magistrato, tanto da essere stato nominato responsabile del Servizio in materia di telecomunicazioni - di nuova istituzione presso la Direzione Nazionale Antimafia - dove ha provveduto, con encomiabile puntualità, alla segnalazione delle “doppie intercettazioni” che spesso si verificano in indagini collegate tra diverse procure distrettuali, corredando le segnalazioni con tutti i precedenti utili e con ciò stimolando, non solo le richieste di informazioni, ma anche le riunioni di coordinamento. In altri termini, ha acquisito un’ampia stima per l’autorevolezza delle sue opinioni ed anche per l’impronta manageriale cui ha ispirato la sua azione.

Il dott. DE LEO ha svolto complesse indagini, a volte caratterizzate da contrasti insorti tra le forze di polizia, come avvenuto in un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione perpetrato in Sardegna, in occasione del quale ha ricevuto l’apprezzamento dei colleghi che dirigevano le investigazioni. Sempre in Sardegna ha dato impulso all’applicazione di misure di sicurezza patrimoniali previo espletamento di indagini patrimoniali. Ha inoltre curato un’approfondita analisi della criminalità cinese in Italia, proponendo misure normative per tutelare gli interpreti di nazionalità cinese, sovente destinatari di minacce.

Rimarchevole, altresì, l’esemplarità dei rapporti da lui intrattenuti con autorità straniere quale membro della Rete giudiziaria europea. In conclusione, secondo le ultime valutazioni espresse dal Procuratore Nazionale Antimafia, il dott. DE LEO è definito magistrato di assoluto ed indiscutibile valore, con elevato senso del dovere, laborioso, diligente, dotato di eccellente preparazione culturale e giuridica nonché di notevoli capacità professionali e di equilibrio unite a spiccate doti organizzative, estrema riservatezza e correttezza nei rapporti con gli altri magistrati.

Nell’autorelazione il dott. DE LEO, premesso di eSsere stato applicato alle D.D.A. di Roma (dal giugno al novembre 2005), di Reggio Calabria (dal febbraio 1994 al luglio 1994) e di Cagliari (dal novembre 1998 al settembre 1999), riferisce di avere predisposto un elenco - diffuso a tutte le Procure generali e distrettuali - di oltre 200 consulenti tecnici di provata affidabilità per materie ricorrenti nelle indagini di criminalità organizzata; di avere ideato e curato un progetto mirante ad elaborare una procedura di analisi di sostanze stupefacenti con inserimento in archivi informatici, affinché dal loro confronto possano essere individuati elementi comuni utili per le indagini; di avere dato impulso alla creazione di una banca dati balistica unitaria in cui memorizzare immagini ad altissima definizione; di avere ideato una proposta normativa sulla tematica delle investigazioni scientifiche, più specificatamente sull’area di intervento della polizia giudiziaria e sui rapporti della stessa con l’autorità giudiziaria.

E’ autore di molte pubblicazioni (articoli, relazioni, interventi in vari convegni anche a carattere internazionale).

Gli altri aspiranti, osserva il relatore, sono bensì in possesso di requisiti attitudinali e di merito che appaiono ragguardevoli, ma non tali comunque, con riferimento ai requisiti di legge ed ai criteri della circolare in materia, da giustificare, nella comparazione con i candidati che li precedono, in relazione alle esigenze concrete del posto da coprire, il superamento della graduatoria di anzianità, né, comunque, il convincimento di una maggiore idoneità specifica.

Tanto considerato, osserva il relatore come il dott. DE LEO sia senza dubbio il più idoneo al conferimento dell’ufficio direttivo a concorso giacché il suo profilo, ancorché riferito a concorrente esterno alla c.d. fascia d’anzianità, risulta indiscutibilmente caratterizzato da prerogative attitudinali e di merito di spiccato rilievo.

Il dott. DE LEO risulta, intanto, eccellere sotto una pluralità di aspetti, tutti convergenti verso una valutazione di idoneità all’incarico in oggetto assolutamente evidente e assai marcata.

Va innanzitutto posta in debita luce la completezza e varietà delle sue esperienze professionali, avendo svolto, nell’arco della sua carriera, funzioni giudicanti (pretore) e requirenti, raggiungendo in queste ultime vette di particolarissima e approfondita specializzazione.

Assoluta dedizione ed attaccamento al lavoro, laboriosità costantemente elevata, peculiare preparazione giuridica e capacità attitudinali veramente eccezionali rappresentano invero una costante nelle valutazioni che, nel corso della carriera, hanno via via interessato il dr. DE LEO.

Particolarmente distintosi nel disimpegno delle funzioni inquirenti, egli ha raggiunto in tali ambiti traguardi di specializzazione di autentico rilievo, sia in materia di criminalità organizzata generica, che mafiosa (omicidio di Roberto Calvi e ricettazione della sua borsa), per quest’ultima, approfondendo, inoltre, contesti di indagine connotati territorialmente, quali quelli relativi alla “camorra” campana, alla “ndrangheta” calabrese, al “banditismo” sardo e ai sequestri di persona, nonché di respiro transnazionale riconducibili alla criminalità cinese (riciclaggio) (si consideri che presso la Procura di Livorno, al cui vertice il dott. De Leo aspira, pendono decine di iscrizioni a carico di cinesi) e di altri Stati interessati al narcotraffico in grande stile (Spagna, Stati Uniti, Medio Oriente) (si consideri, peraltro, per ciò che concerne lo specifico incarico direttivo in questione, che la città di Livorno è dotata di un importante scalo portuale commerciale, ove di recente, com’è dato notorio, sono stati tratti

in sequestro ben 700 Kg. di cocaina di provenienza sudamericana).

Ha maturato, inoltre, esperienze in materia di reati contro la pubblica amministrazione, in campi connessi ad indagini bancarie e valutarie, in complessi contesti investigativi che hanno richiesto l’esame dell’operato dei servizi di sicurezza, contesti, inoltre, riguardanti il terrorismo di sinistra, di destra (omicidio di un tipografo del Messaggero) e di matrice mediorientale (strage di Fiumicino).

L’esperienza di elevatissimo rilievo presso la Procura della Repubblica di Roma e la locale DDA, il disimpegno di funzioni requirenti di 2° grado nel corso della sua applicazione presso la Procura Generale di quella Corte d’Appello (dall’ottobre 1988 all’aprile 1989) e l’ultradecennale impegno, tuttora in corso, presso la Direzione Nazionale Antimafia, durante il quale ha avuto occasione di essere applicato alle DDA di Reggio Calabria, di Cagliari e di Roma, ha posto, dunque, il dr. DE LEO al cospetto di una gamma estesissima di contesti illeciti, di tale ampiezza e complessità da richiedere un approccio professionale d’alto rango che egli ha saputo assolvere in termini che valgono a qualificarlo come requirente illuminato, sapiente e fruttuosamente tenace.

A sottolineare ulteriormente la sua notevole preparazione professionale concorre il fatto che il dott. DE LEO ha pubblicato ben 35 articoli e lavori scientifici su riviste di rilevanza nazionale ed internazionale, oltre ad altri 10 articoli in materia di giustizia su quotidiani nazionali e periodici di documentazione giuridica. Numerose, inoltre, sono state le relazioni tenute per incarico del Consiglio Superiore della Magistratura nonché quelle in seminari nazionali e internazionali organizzati anche dall’Unione Europea.

Anche sotto il profilo organizzativo, può osservarsi che il dr. DE LEO ugualmente svetta per qualità davvero eccezionali.

Da addetto alla Direzione Nazionale Antimafia, oltre alla normale attività di coordinamento giudiziario e investigativo, alla cura dei collegamenti con la D.D.A. di Cagliari, alla effettuazione di colloqui investigativi finalizzati a dare impulso all’azione giudiziaria dei pubblici ministeri titolari dell’azione penale, alla formulazione dei pareri sui programmi speciali di protezione nonché sulla sottoposizione dei detenuti al regime detentivo speciale, a lui possono ricondursi numerose iniziative d’impronta organizzativa, tra le quali meritano risalto le seguenti:

a) la promozione - prima in Italia - di un protocollo organizzativo tra le Procure del distretto cagliaritano, tendente a creare un collegamento permanente ed organico finalizzato all’interscambio informativo e all’adozione di linee operative coordinate; protocollo la cui attuazione, perfezionatasi via via nel tempo anche con l’utilizzo di modalità informatiche, ha dato luogo ad una risoluzione sul tema da parte del CSM;

b) il coordinamento tra tutte le DDA italiane per l’intercettazione di telefoni cellulari, attraverso un’opera di raccordo tra i gestori di telefonia e le AA.GG. al fine di realizzare una oculata gestione quotidiana delle esigenze e delle priorità investigative ed anche assicurare, tra l’altro, un adeguamento quantitativo e tecnologico delle risorse;

c) la individuazione e predisposizione di un elenco di interpreti e di consulenti del P.M., comprensivo, quest’ultimo, di oltre n. 200 esperti nelle materie tecniche specialistiche maggiormente ricorrenti nelle indagini di criminalità organizzata;

d) l’ideazione e la cura, anche con l’ausilio collaborativo di alcune università e dei servizi di investigazione scientifica della Polizia e dei Carabinieri, di un progetto, in materia di droga, mirante ad elaborare una procedura inedita d’analisi, tale da costituire un metodo ufficiale idoneo alla raccolta standardizzata di dati relativi alle partite di droga sequestrate ed al loro inserimento in archivi informatici, al fine di poter riscontrare elementi comuni utili per le indagini;

e) il personale impulso alla creazione, poi realizzatasi, di una banca dati balistica unitaria tra Polizia e Carabinieri nonché il parallelo coordinamento dell’azione delle AA.GG., mettendo a punto una procedura per consentire la trasmissione temporanea dei reperti da esse ai servizi scientifici per l’immagazzinamento dei dati nell’archivio informatico;

f) l’ideazione di proposte normative sulle tematiche delle investigazioni scientifiche, del sequestro e confisca di patrimoni criminali, sul contrasto alla criminalità cinese;

g) facendo parte del gruppo di lavoro sull’informatica, costituito all’interno della DNA per la realizzazione della banca dati giudiziari prevista dall’art. 117, comma 2-bis c.p.p., ha curato lo sviluppo delle comunicazioni telematiche, realizzando i collegamenti dell’archivio centrale della Direzione Nazionale con n. 13 banche dati esterne; ha svolto funzioni di responsabile dell’attività di inserimento in banca dati degli atti relativi alle c.d. “altre mafie” (criminalità russa, cinese, turca, etc.);

h) è, allo stato, coordinatore presso la DNA del Servizio Telecomunicazioni e responsabile del progetto sulle intercettazioni telefoniche presso il Ministero della Giustizia, su promozione del quale ha curato il coordinamento dell’attività di un gruppo di lavoro di pubblici ministeri che ha portato alla redazione di una proposta di ristrutturazione dei CIT (Centri Investigazione Intercettazioni Telefoniche) presso le Procure; sempre in tale veste, ha partecipato alla elaborazione del Repertorio delle prestazioni obbligatorie degli operatori delle telecomunicazioni per lo svolgimento delle attività richieste dall’A.G.; ha contribuito inoltre ad elaborare una proposta di riorganizzazione del servizio nazionale delle intercettazioni, trasmessa ai competenti Ministeri.

Nel rapporto informativo del Procuratore Generale della Cassazione del 25/9/2006, che richiama, peraltro, le note valutative del Procuratore Nazionale Antimafia, viene poi dato ampio riconoscimento del significativo contributo dato dal dott. DE LEO alla gestione dell’ufficio della DNA; contributo davvero prezioso offerto anche in materie che richiedono approfondite nozioni di ordine tecnico, come nei campi di gestione delle telecomunicazioni, delle banche dati, dell’informatica, delle investigazioni scientifiche ed in genere delle tecnologie utilizzabili per l’ottimale gestione del procedimento; contributo, infine, che ha indotto il Procuratore Nazionale Antimafia ad affermare che “il collega De Leo unisce dunque ad un vasto e profondo sapere giuridico, la capacità di utilizzare quanto di più recente ed evoluto la scienza pone a disposizione del Magistrato”; inoltre che egli “…ha acquisito un’ampia stima per l’autorevolezza delle sue opinioni ed anche per l’impronta manageriale cui ha ispirato la sua azione…”; ed ancora, come il dr. DE LEO abbia fatto risaltare evidenti doti organizzative “…mostrate nella direzione del servizio telecomunicazioni della DNA”, nell’ambito del quale “…egli ha provveduto con encomiabile puntualità, alla segnalazione delle c.d. doppie intercettazioni, che spesso si verificano in indagini collegate dirette da diverse procure distrettuali, corredando le segnalazioni con tutti i precedenti utili e con ciò stimolando con zelo le richieste di informazioni ma anche le riunioni di coordinamento”.

L’eccellente profilo professionale dell’aspirante è poi completato da numerose esperienze in campo internazionale. Il dr. DE LEO è stato designato, in Italia, punto di contatto centrale supplente della Rete Giudiziaria Europea; ha , tra l’altro, partecipato, anche su indicazione del Ministero della Giustizia, a conferenze e seminari di livello europeo a Helsinki, Lisbona, Bruxelles, Vienna; ha rappresentato il Ministero della Giustizia nel gruppo di Lione e nel gruppo “High Tech Crime” nell’ambito del G8.

In conclusione, secondo le ultime valutazioni dal Procuratore Nazionale Antimafia, fatte proprie dal Procuratore Generale della Cassazione, il dr. DE LEO è definito come “Magistrato di assoluto ed indiscutibile valore, con elevato senso del dovere, laborioso e diligente, dotato di eccellente preparazione culturale e giuridica nonché di notevoli capacità professionali e di equilibrio unite a spiccate doti organizzative, estrema riservatezza e correttezza nei rapporti con gli altri Magistrati”.

Per questi motivi la figura professionale del dott. DE LEO risulta nettamente confermata nei termini di “spiccato rilievo” indicati dalla circolare ed appare, pertanto, preferibile rispetto a quella degli altri – pur qualificati, per titoli professionali e di carriera – candidati più anziani, trattandosi di magistrato maggiormente idoneo all’incarico sotto i profili attitudinali e di merito, così come prescritti dalla normativa secondaria in vigore.

Venendo ora alla valutazione comparativa con gli altri candidati compresi nella fascia di anzianità, premesso che tutti precedono in ruolo il proposto, vengono preliminarmente in rilievo le posizioni dei dottori Giovanni DE GIORGIO e Giovanni SIGNORELLI. Al riguardo occorre evidenziare, per un verso, che le esperienze professionali dei dottori DEGIORGIO e SIGNORELLI si sono per lo più sviluppate nel settore giudicante, mentre l’esperienza requirente - alquanto risalente nel tempo, essendo cessata nel 1981, per il primo, e nel 1988, per il secondo - risulta assolutamente incomparabile con quella, in termini di quantità e qualità, propria del dr. DE LEO.

Inoltre, anche l’attività organizzativa espletata dal dott. SIGNORELLI nelle funzioni semidirettive e direttive di fatto risulta, in concreto, non totalmente positiva, in quanto – come può leggersi nella motivazione della delibera relativa al conferimento del posto di Procuratore della Repubblica di Pistoia, cui il dr. SIGNORELLI aveva infruttuosamente partecipato - “l’organizzazione del Tribunale di Pistoia è sempre stata molto controversa e ciò sia nel periodo in cui il dott. SIGNORELLI forniva la sua collaborazione al Presidente del Tribunale, sia nel periodo successivo di reggenza dell’ufficio, il quale solo in parte curava di allestire un’organizzazione dell’ufficio conforme alle reiterate indicazioni del Consiglio”.

Rispetto al dott. ADINOLFI, il quale vanta una indubbia e valida esperienza direttiva nella medesima funzione requirente che svolge dal 1999, il proposto va ritenuto prevalente in quanto ha svolto una pluralità di funzioni nello stesso ambito requirente, maturate attraverso l’eccellente esercizio dell’incarico di sostituto procuratore alla Direzione Nazionale Antimafia, per cui ha avuto modo di conoscere le problematiche legate all’intero territorio nazionale.

Quanto al dott. Paolo DE FELICE, costui, pur portatore di un profilo professionale ottimo, è ugualmente recessivo nella comparazione con il dott. DE LEO in quanto, come si evince da un esame del suo curriculum professionale, non può vantare alcuna pur minima esperienza in uffici di Procura di primo grado e dunque non è in grado di annoverare alcuna pregressa esperienza d’indagine e di direzione e coordinamento della P.G.; esperienza che il proposto ha invece abbondantemente maturato in qualità di sostituto procuratore a Napoli e a Roma, oltre ad essere stato applicato alle D.D.A. di Roma (dal giugno al novembre 2005), di Reggio Calabria (dal febbraio 1994 al luglio 1994) e di Cagliari (dal novembre 1998 al settembre 1999), nonché alla Procura Generale presso la Corte di Appello di Roma dall’ottobre 1988 all’aprile 1989. Del resto proprio per questa sua approfondita conoscenza, riconosciuta anche dall’organo di autogoverno, è stato nominato sostituto procuratore alla D.N.A. Relativamente al dott. COZZELLA, poi, nonostante questi possa vantare un percorso professionale altrettanto ricco e articolato come quello del candidato prescelto, il suo profilo è ugualmente recessivo nella comparazione con quello del dott. DE LEO in quanto, come si evince da un esame del suo curriculum professionale, pur avendo da ultimo maggiormente orientato la sua attività nel settore requirente - dal 1998 svolge funzioni di sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Roma, dopo essere stato ricollocato in ruolo dalla funzione amministrativa di Ispettore Tributario presso il Ministero delle Finanze, assunta con decorrenza dal 1991- le funzioni direttive dallo stesso svolte hanno avuto riguardo all’esclusivo ambito giudicante (egli è stato Presidente del Tribunale di Lanusei dal 27.1.1986 al 29.4.1990) e possono definirsi ormai risalenti nel tempo, oltre a riguardare ufficio ben meno complesso rispetto a quello attribuendo. Quanto, infine, al dott. Sergio FUSARO, magistrato che pur in possesso di buon profilo personale presenta una biografia professionale del tutto priva di esperienze direttive e semidirettive, giova segnalare che non risulta avere egli mai svolto funzioni requirenti in sede giurisdizionale, per cui l’esperienza amministrativa maturata all’Ispettorato, per quanto edittalmente equiparata, non fornisce elementi concreti dai quali desumere a suo favore una complessiva attitudine a dirigere l’ufficio requirente di Livorno di livello superiore rispetto a quella, invero, del tutto eccezionale, del candidato prescelto. La Commissione, preso atto di quanto sopra, delibera di sottoporre all’on. Ministro della Giustizia, ai fini del previsto concerto, le suddette conclusioni assunte con tre voti a favore del dott. Francesco DE LEO, tre voti a favore del dott. Paolo DE FELICE e quindi di proporre per la nomina a Procuratore della Repubblica di Livorno, a sua domanda, il dott. Francesco DE LEO, magistrato dichiarato idoneo ad essere ulteriormente valutato ai fini della nomina alle funzioni direttive superiori ed attualmente sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia.

Dalle commissioni

Prima Commissione: continuano le istruttorie riguardanti alcuni noti casi di uffici oggetto di recenti polemiche. E’ stata approvata all’unanimità una delibera sul caso del ritrovamento di documenti riguardanti indagini su magistrati in una sede del SISMI a Roma. Ci sembra un ottimo risultato, perché da una parte si afferma che si trattava di una attività indebita, e dall’altra si stigmatizza il fatto che qualche magistrato (non individuato) potesse essere una fonte dei Servizi Segreti. La pratica andrà in Plenum il prossimo mercoledì, per cui all’esito della discussione ne informeremo più diffusamente. Martedì 3 luglio è programmato un incontro con i Presidenti di Corte d’Appello, Procuratori Generali ed eventuali delegati dei Consigli Giudiziari, per l’applicazione della nuova circolare sulle incompatibilità parentali ex art. 18 e 19 Ord. Giud. .

Terza Commissione: Ad un mese dalla chiusura dei lavori la Commissione ha quasi azzerato le pendenze che, all’inizio della consiliatura, erano numerosissime. Si sono esauriti i trasferimenti ad uffici di primo grado e mancano solo dieci posti da definire in secondo grado. A breve si discuterà in plenum delle due proposte alternative licenziate dalla Commissione in merito alla copertura dei nove posti di sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Entro il mese di luglio saranno definiti anche i 22 posti di consigliere della Corte di Cassazione e saranno espressi i pareri dovuti al Ministro della Giustizia in merito ai posti di magistrato di collegamento in Francia ed in Gran Bretagna.

Quarta commissione: è in gestazione la modifica della circolare sugli incarichi extra-giudiziari. Il suo iter dovrebbe completarsi tra lunedì e martedì prossimo ed approdare così al plenum entro fine luglio.

I passaggi più rilevanti riguarderanno una specificazione migliore e maggiore delle attività fuori da ogni ambito autorizzativo giacchè libera esplicazione di diritti fondamentali; una più chiara e specifica disciplina del momento di trasmissione della richiesta e della sua documentazione al CSM e al Consiglio Giudiziario nonché una sottolineatura dell’obbligo di tempestivo inoltro di esse a cura del dirigente amministrativo; la possibilità di dare corso all’attività extragiudiziaria nei casi di ritardo del CSM nella procedura autorizzatoria; una valorizzazione e responsabilizzazione del parere del dirigente dell’ufficio a corredo della richiesta; una rimodulazione del monte-ore proprio delle diverse categorie d’insegnamento, con l’introduzione di una formula (ancora sub concione) determinativa di possibili (ed assai diffusi) cumuli di incarichi; l’introduzione della possibilità, limitata a poche ore (allo stato 8), del conferimento di incarichi d’insegnamento da parte di privati; a proposito degli incarichi in genere provenienti dai privati, la contemplazione del suo generale divieto, con previsione, tuttavia, di eccezioni confinate ai casi di assoluta trasparenza ed assoluta innocuità per l’immagine di imparzialità e di rispondenza all’interesse pubblico (sul punto, il dibattito è assai vivo); l’affermazione di assoluta inautorizzabilità quanto all’organizzazione, gestione economica, organizzativa e scientifica di scuole private destinate alla preparazione a concorsi ed esami per l’accesso alle magistrature e alle altre professioni legali; inoltre, analoga preclusione in ordine alla partecipazione, sotto qualsivoglia forma e a qualsiasi titolo, a dette scuole nonché lo svolgimento, anche in via occasionale, di attività di docenza presso le medesime.

Alla modifica in oggetto hanno concorso e concorrono specifici rilievi formulati da Fresa e Petralia, in linea con i principi e gli obiettivi del Movimento.

Quinta commissione: Qui di seguito le pratiche concluse in commissione nelle date indicate:

12.6.07:

· Proc. Rep.ca Pinerolo

1. Giuseppe Casalbore, giudice torino (Berruti rel., Vacca (in sost. Siniscalchi), Patrono)

2. Giuseppe Amato, sost. Roma (Petralia, Saponara (in sost. Bergamo))

astenuta Maccora

· Pres. Trib S. Maria Capua Vetere

Andrea della Selva, pres. Trib. Cassino (unanimità).

13.6.07:

· Pres. Corte App. Venezia

1. Manuela Romei Pasetti, avv. gen. Milano (Berruti, Bergamo)

2. Giorgio Santacroce, cons. cass. (Petralia, Maccora, Patrono)

astenuto Siniscalchi
14.6.07:

· N. 3 Proc. Agg.nti Roma

1. Ionta, Capaldo, Rossi (Maccora, Berruti, Siniscalchi)

2. Capaldo, Rossi, De Ficchy (Petralia)

3.Costa, Ionta, Garofalo (Patrono, Saponara (in sost. Bergamo))

25.6.07:

· Avv. Gen Bologna

Marcello Branca, Proc. Rep. Forlì (unanimità)
27.6.07:

· Pres. Sez. Trib. Catania

1. Filippo Milazzo, cons. app. Catania (Maccora, Siniscalchi, Patrono, Berruti, Bergamo)

2. Letterio Aloisi, pres. sez. Trib. Caltanissetta (Petralia)

· Proc. Rep.ca Terni (a seguito annullamento giudice amm.vo)

1. Fausto Cardella, cons cass. (Patrono, Petralia, Maccora)

2. Carlo Maria Scipio, Proc. Rep.ca Terni (Siniscalchi)

astenuti Bergamo, Berruti
3.7.07:

· Pres. Sez. App. Cagliari

Michele Jacono, pres. sez. Trib. Cagliari (unanimità)

Qualche rapida informazione, adesso, sulle emergenti novità offerte dall’annunciata sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato la norma relativa alla non legittimazione degli ultrasessantaseienni.

Ebbene, ogni anticipazione sui possibili effetti sulle procedura di concorso pendenti sarebbe fuorviante, dal momento che, allo stato, se conosce appena il contenuto, essendo stata pubblicata ieri (3/7/2007) .

Questo il sostanziale dispositivo: “La disciplina censurata dal rimettente risulta illegittima nella parte in cui non prevede che possano partecipare alle procedure selettive per gli incarichi direttivi negli uffici di merito i magistrati che abbiano esercitato il diritto al prolungamento del servizio ex art. 16 del d.lgs. n. 503 del 1992, e così assicurino, comunque, la permanenza per almeno quattro anni nell’incarico”

Da un’interpretazione a prima lettura può trarsi intanto la deduzione del ripristino di chances in favore di quegli aspiranti che ritennero di inoltrare comunque domanda per i posti direttivi cui aspiravano, di guisa che il Consiglio è oggi - a situazioni non definite con delibera plenaria – chiamato necessariamente a considerare quelle domande unitamente alle altre già vagliate o in procinto di essere vagliate in commissione.

Resta da chiarire – questo dovrà essere il primo punto della discussione che seguirà presto in commissione – se la legittimazione ad quem “ripristinata” investirà o meno i soli colleghi che alla data della domanda avevano già optato per il prolungamento ex art. 16 fino a 75 anni.

Quanto invece alle domande virtuali di coloro che, ossequiando il dato normativo, omisero di inoltrare domanda, la soluzione da adottare in proposito - sintetizzabile nel quesito sul “se” riaprire in via di opportunità i termini dei concorsi limitatamente agli odierni nuovi legittimati continuerà ad essere oggetto di discussione in commissione. Qualsiasi decisione dovesse essere adottata, sopraggiungeranno comunque e numerosi i ricorsi da parte dei rispettivi controinteressati.

Ulteriore novità del periodo risiede nell’avvenuto deposito (comunicata al CSM il 20 giugno scorso) della duplice ordinanza del Consiglio di Stato Sez. IV, con cui sono state respinte le istanze cautelari volte ad ottenere la sospensione dell’efficacia della sentenza del TAR Lazio relativa alla ben nota vicenda Carbone.

Sesta Commissione: si sta discutendo il parere sul ddl di riforma dei Servizi Segreti, di cui è evidente l’attualità. Continua l’attività internazionale del Consiglio, nel cui ambito è stato sentito il direttore dell’Ufficio Statistiche del Ministero della Giustizia, Fausto De Santis, al fine di una ricerca che sta compiendo l’Unione Europea sulle controversie che interessano Paesi diversi.

Nona Commissione: Procede l’iter di definizione della programmazione dei corsi per il nuovo anno. Degna di nota sembra l’esclusione del seguitissimo incontro su magistratura, cinema, letteratura e mezzi di comunicazione, da alcuni componenti della commissione ritenuto di contenuto vacuo, scarsamente rispondente alle esigenze formative dei colleghi, incline alla spettacolarizzazione fine a se stessa.

Sul punto, la posizione assunta da Petralia e dalla Cesqui (in buona parte condivisa da Romano) è stata quella invece di reiterare il corso, in linea con quanto proposto dal Comitato Scientifico ed avuto riguardo alle aspettative e richieste di decine e decine di colleghi che, con una nota scritta e diffusa all’indomani dell’incontro del 19-21 marzo scorso, hanno invitato il CSM a reiterarlo.